La forza di continuare a giocare

Attorno al 2006/2007 ero molto frustrato dai giochi di ruolo e stavo pensando di smettere di giocare. Trovavo spesso delirante avere dei regolamenti molto impegnativi da gestire e che si mettevano spesso in mezzo a quello che io avrei voluto dal gioco di ruolo, che era fondamentalmente giocare delle “belle storie” (cosa molto imprecisa da dire, ma giusto per capirci).

Non dico che io allora avessi chiaro quello che volevo dal gioco di ruolo – perché sono sicuro di una sola cosa: non ce l’avevo – però cominciai a cercare dei sistemi che mi permettessero di giocare delle storie senza mettersi in mezzo alle scatole. Allora pensavo che quella fosse l’unica cosa importante, per cui avevo trovato tutta una serie di regolamenti con poche regole e mi ero messo anche a scriverne di miei, tutti con quell’obiettivo di design (ovviamente roba merdosissima e inconsapevole che, prima o poi, spero di finire con gli strumenti che conosco ora).

Insomma: allora credevo che la cosa migliore che potessi ottenere da un regolamento fosse non starmi in mezzo alle balle mentre io interpretavo personaggi e giocavo storie.

Poi se ne arriva un amico che, nel 2007, mi consiglia Primetime Adventures di Matt Wilson (doveva ancora uscire in italiano, allora, quindi lo lessi in inglese) e lì, per la prima volta mi trovai davanti a una cosa che non credevo possibile. Avevo un regolamento con poche regole, tutte utili, che, anziché mettersi in mezzo alle balle il meno possibile, addirittura mi aiutava a giocare. Non dico che quel gioco fosse scevro di difetti, perché non è così, ma qui c’è stato di mezzo per me un cambio di paradigma dal quale non sono più riuscito a riprendermi e che ha cambiato, a poco a poco, completamente la mia visione dei giochi di ruolo.

Quindi, basta ambientazioni assurde e centinaia di pagine di regole ingestibili e che poi dovrò ignorare. I regolamenti sono fatti per essere seguiti, e non ignorati, e mi devono aiutare, non frustrarmi come giocatore e farmi desistere dalla passione dei giochi di ruolo, come ho visto inesorabilmente accadere nel corso degli anni a un sacco di amici.

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