Pensieri su Lovecraftesque Gioco di Ruolo dell’Anno 2018

TL;DR: Alla fine dell’articolo ci sono una serie di link tramite i quali potete scoprire come mai Lovecraftesque è un così bel gioco, come mai mi piace così tanto e, probabilmente, come mai ha vinto il Gioco di Ruolo dell’Anno 2018. Se non volete stare a leggere i miei pensieri personali, andate direttamente lì a informarvi.
Questo articolo ha una premessa della quale, molto probabilmente, sarete già informati: ieri Lovecraftesque (Joshua Fox e Becky Annison, 2016; edizione italiana: Narrattiva, 2017) è stato annunciato come vincitore del Gioco di Ruolo dell’Anno 2018. Subito, internet si è infiammato e, in particolare, i gruppi e le bacheche degli appassionati di giochi di ruolo su Facebook. Ho visto diverse uscite un po’ risentite e sopra le righe perché, lo sappiamo bene, tutti si aspettavano che il favorito e il quasi-già-dichiarato-vincitore fosse un altro gioco, ben più famoso: Dungeons & Dragons, 5ª edizione.

Secondo me, quando ci si trova, volenti o nolenti, nei ranghi più visibili di una comunità, fosse anche una comunità fuori dai riflettori e di nicchia, come quella dei giocatori di ruolo, bisogna sforzarsi di condurre con l’esempio. Insomma, posso capire il risentimento da parte di chi pensava di avere già il premio in tasca ma, quasi per gioco, ma con una certa serietà, avevo scritto un breve testo per dei miei amici che rappresentava l’archetipo del messaggio elegante che avrei voluto vedere sulle bacheche di molti appartenenti a questi ranghi più visibili:
Ci abbiamo sperato fino alla fine e qualcuno di noi appassionati di Dungeons & Dragons aveva anche cominciato a dare per scontata la vittoria del nostro “gioco del cuore”, ma è bello vedere che, davanti ai grandi e indimenticabili classici, possano emergere anche altri giochi meritevoli.
Complimenti a Lovecraftesque e a Narrattiva di Michele Gelli!
Alla fine, questo messaggio mi sembrava così buono che sarebbe stato un peccato lasciarlo lì e, siccome già vedevo alcuni miei compagni appassionati scalciare per “fare a botte”, internettianamente parlando, mi sono detto “Condurre con l’esempio, eh” e l’ho postato come mio pensiero sulla mia bacheca Facebook.

Va detto subito che non è un messaggio sincero al 100%: per esempio, il Daniele del 2018 non è un fan di Dungeons & Dragons o, almeno, non lo è più. Però, lo è stato: sentii parlare per la prima volta di Dungeons & Dragons nel 1997, quando ero al primo anno di scuole medie; non è stato il mio primo gioco di ruolo, ma nel 1999 comprai la scatola introduttiva del Silver Anniversary (il venticinquennale). L’anno seguente, comprai i quattro manuali base di Advanced Dungeons & Dragons, 2ª edizione (allora il Manuale dei Mostri era diviso in due volumi e gli appassionati avevano l’onestà intellettuale di dirti che servivano tutti e quattro i manuali base per giocare); alla fumetteria presso la quale mi rifornivo avevano solo due ambientazioni, i Forgotten Realms e Ravenloft, e io scelsi la seconda, della quale ho ancora il manuale base. Quelli erano anche gli anni in cui la BioWare stava sviluppando i suoi grandi classici e, così, si giocava a Baldur’s Gate (1998), a Baldur’s Gate II (2000), a Icewind Dale (2000); di lì a pochi anni sarebbe uscito anche Newerwinter Nights (2002), che ebbe un successo clamoroso. Insomma, era un momento di forte espansione per gli appassionati di Dungeons & Dragons, tant’è che, sempre nel 2000, uscì anche Dungeons & Dragons, 3ª edizione. Quello lo accolsi con poco entusiasmo, perché avevo appena comprato i manuali di Advanced Dungeons & Dragons: nessuno mi aveva avvisato che stava per uscire una nuova edizione e la vissi un po’ come una fregatura. Però, nel 2003, fu pubblicato Dungeons & Dragons, versione 3.5, una revisione delle regole della 3ª edizione, e ne approfittati per comprare i tre manuali base (persino allora nessuno si sarebbe sognato di dire che potevi giocare solo col Manuale del Giocatore). Alla 3.5 cominciai a giocare nel 2006 e andai avanti fino a tutto il 2010: ero un superfan dell’ambientazione di Dragonlance, della quale comprai tutti i manuali usciti in italiano, ma non dimenticai neppure il mio amore per Ravenloft (recuperai i manuali base dell’aggiornamento alla 3.5 pubblicati dalla Sword & Sorcery, che allora era proprietaria dei diritti di Ravenloft). Nel 2008 uscì Dungeons & Dragons, 4ª edizione: presi i tre manuali base (ancora, nemmeno allora nessuno si sarebbe sognato di dire che potevi giocare senza tutti e tre); il Manuale dei Mostri II lo presi in omaggio, siccome ero uno di quelli che andava a fare le giornate di diffusione del gioco nei Games Academy. Nel 2014 uscì Dungeons & Dragons, 5ª edizione, ma ormai la mia passione per Dungeons & Dragons era scemata: non lo comprai, ma mi capitò di giocarlo sul canale YouTube “Giù lo Schermo” nel 2016. Tutto questo per dire che, sarà pur vero che non lo sono più, ma sono stato davvero un grande fan di Dungeons & Dragons.

Quest’anno, alcuni amici mi hanno fatto due domande: chi avrei sperato che vincesse il Gioco di Ruolo dell’Anno 2018 e chi, per me, lo avrebbe vinto. Risposi che il gioco secondo me più meritevole, nella rosa dei cinque finalisti, era proprio Lovecraftesque, ma che credevo che la giuria avrebbe prevedibilmente votato per Dungeons & Dragons, 5ª edizione. Va detto, sempre per onestà intellettuale, che gli unici giochi che avevo preso in considerazione erano quelli a me culturalmente più vicini: Be-Movie, The Sprawl e, appunto, Lovecraftesque. Di Be-Movie devo dire che non sono ancora riuscito a leggerlo e a provarlo: dalle recensioni che ho letto mi sembra essere un buon gioco ma, dovendo scegliere non avendo tutte le informazioni a mia disposizione, gli ho preferito Lovecraftesque. The Sprawl, invece, ha un obiettivo di design molto chiaro e lo centra bene, ma lo ritengo un gioco troppo legnoso nelle meccaniche per i miei gusti.

Venni a conoscenza di Lovecraftesque durante la campagna di raccolta fondi su Kickstarter per pubblicarlo, nell’autunno del 2015, e, non appena il gioco mi arrivò, esattamente un anno dopo, mi trovai a parlare a telefono con Luca Cecchinelli, uno dei miei co-conduttori di “Giù lo Schermo”. Con Luca ci capitava spesso di intrattenere conversazioni di lunga durata nelle quali parlavamo dei giochi che stavamo provando, delle cose che avevamo notato giocandoli, di come correggere alcune regole interpretate male e, ovviamente, anche dei giochi da giocare nelle future puntate. Gli dissi: «Luca, mi è arrivato questo gioco: si intitola Lovecraftesque; ci si giocano le storie dell’orrore prendendo spunto dallo stile dei racconti di Lovecraft e sembra fatto veramente bene». «Proviamolo» mi rispose.

Nell’autunno del 2016 ne parlai tantissimo in giro e, appena dopo Lucca Comics & Games 2016, cominciammo una serie dedicata a questo gioco su “Giù lo Schermo”. Non avrei immaginato che Michele Gelli di Narrattiva avesse intenzione di pubblicarlo “a breve” e che lo avremmo visto uscire a Lucca Comics & Games 2017. Questa estate abbiamo persino giocato una seconda stagione di Lovecraftesque, sempre su “Giù lo Schermo”. Insomma, in questi due anni ne sono successe di cose: il gioco si è diffuso, è stato conosciuto, giocato e apprezzatissimo nel mondo dei giocatori di ruolo indie. Mi fa piacere pensare che parte del suo successo sia anche dovuto a quella pazza idea mia e di Luca di giocarlo su “Giù lo Schermo”, per cui consentitemi di essere felice per la sua vittoria come Gioco di Ruolo dell’Anno 2018 come se questa fosse un pezzettino anche “nostra”.

Da ultimo, vorrei dire che, una delle ragioni che mi portò, nell’autunno dell’anno scorso, a pensare di aprire “Geecko on the Air”, un podcast dedicato ai giochi di ruolo indie, è stato anche un messaggio audio condiviso in alcune chat private in cui mettevo a confronto due giochi di ruolo: Lovecraftesque, appunto, e Omen (Daniel Comerci e Alberto Tronchi, 2016). Una delle mie idee iniziale era proprio quella di fare una bella recensione di Lovecraftesque da pubblicare come episodio del podcast, per dare la possibilità a tutti di conoscerlo. Poi, però, accadde che Andrea del canale YouTube “Sgananzium” pubblicò una bellissima recensione del gioco che mi rese praticamente inutile tentare di farne una mia: infatti mi proposi di linkare direttamente quella a chiunque stesse cercando informazioni sul gioco.

Tuttavia, ora è passato un anno dalla pubblicazione a Lucca Comics & Games 2017 di Lovecraftesque: il gioco è stato ancora di più venduto, comprato, diffuso, letto, giocato e commentato. Ora che ha vinto il Gioco di Ruolo dell’Anno 2018, immagino che ci saranno sempre più giocatori sani che vorranno comprarlo, leggerlo, giocarlo e parlarne in giro con cognizione di causa, per cui arriviamo al vero scopo di questo articolo: raccogliere tutti assieme gli articoli e le risorse online tramite le quali potete fare la vostra scelta e capire se questo gioco fa davvero per voi (io mi auguro di sì). Li trovate qui di seguito:
Se avete altre recensioni da segnalarmi, commentate pure ché le aggiungerò alla lista.