Le mani nel motore

Immagine di Welcomia (freepik.com)

Questo articolo è stato scritto da Alberto Muti che, dopo anni, torno a ospitare con onore e piacere sul mio blog.

Qualche tempo fa, il nostro angolo di internet ha visto una nuova fioritura del dibattito sulla cosiddetta “regola d’oro” nei giochi di ruolo. Per capirci, la regola d’oro è quella per cui colui che conduce gioco avrebbe il diritto di derogare alle regole del gioco stesso quando richiesto da un fine superiore, quale “la storia”. In una prospettiva abbastanza classica dei giochi “indie”, “forgiti” o “moderni”, si parla di superare la regola d’oro: se il sistema conta (system does matter, gente!) e le regole sono pensate e scritte per produrre un certo tipo di gioco e di esperienza, allora seguire le regole non è solo sensato, ma è anche la cosa migliore da fare.

Personalmente, concordo in pieno con questo punto di vista, e penso che esprima una buona cultura di gioco e di design. La soluzione proposta a questo giro, però, non mi soddisfa proprio. Si tratta di una nuova “regola” (anche lei legata a un altro metallo) che, squadrata e perentoria, inquadra la questione dal punto di vista dell’obbligo del giocatore e, addirittura, della proprietà intellettuale del gioco da parte del designer.

Come ho detto, non mi soddisfa, innanzitutto perché penso che un giocatore abituato a ignorare le regole non avrà problemi a ignorare una regola che gli proibisce di ignorare le regole. Ma più nel profondo, non mi soddisfa perché non spiega davvero perché le regole vadano seguite: presentandosi come un diktat, resta un artefatto di quella cultura del gioco, senza comunicarla davvero.

Forse, la soluzione sta nel fatto che il rapporto fra giocatore, gioco e designer non si può risolvere solo nel principio di autorità, ma ha bisogno di un dialogo diverso.

Di mio, però, credo che la discussione online serva molto poco; preferisco, piuttosto, la pratica e la comunità. Quindi, come primo passo, offro un esempio di come io, in un mio gioco (ad esempio uno dei tanti che per ora languono nel cassetto), affronterei la questione.

Le mani nel motore

Il rapporto fra le regole e il gioco giocato, e quindi quello fra designer e giocatore, nasce sempre con una tensione di fondo. 
Come designer, le regole che trovate scritte in questo manuale sono il modo che ho trovato per incanalare una certa esperienza, che vi ho invitato a provare sulla vostra pelle. Da un certo punto di vista, ho l’arroganza di pensare di sapere cosa volete e cosa farete. 
Come giocatori, insieme a queste regole portate al tavolo le vostre aspettative, le vostre esperienze, il vostro gusto, e spesso la curiosità di cambiare le cose e andare nella vostra personale direzione, anche e soprattutto alterando o ignorando le regole del gioco.
Questo è normale e necessario e, anche se potessi provare a fermarvi (e non posso: voi siete lontani, seduti al vostro tavolo da qualche parte), non lo farei. Piuttosto, il mio consiglio e la mia offerta è di procedere in un clima di fiducia reciproca. 
Nessuna delle regole che trovate qui esiste per caso: come designer, ho innanzitutto cercato di creare un gioco in cui tutte le componenti  vi aiutassero a raccontare un certo tipo di storia; il gioco è stato ovviamente playtestato, e posso garantirvi in buona coscienza che restituisce l’esperienza che volevo rappresentare. Cambiandone o ignorandone le regole, ovviamente, uscite dai confini di quello che ho preparato per voi, e vi addentrate in terre inesplorate. Hic sunt leones. 
Nello spirito di fiducia reciproca di cui parlavo qui sopra, la mia proposta è questa: quando provate ⟨titolo⟩ per la prima volta, cercate di giocarlo attenendovi il più possibile alle regole scritte (ovviamente, errori e dimenticanze capitano a tutti, e non sono una tragedia). Se una regola vi sembra strana o non vi convince, cercate di vederla in azione e chiedetevi a cosa serve nel complesso del gioco. Questa pazienza iniziale è la fiducia che vi chiedo di concedermi. 
Dal canto mio, anche io ho fiducia in voi: una volta che avete provato il gioco, e avete capito come funziona, lanciatevi pure quanto volete in quelle terre inesplorate al di là delle regole scritte, che si tratti di qualche house rule, di un cambio leggero di tono o ambientazione, o un hack completo e profondo. Avete la mia benedizione, il mio incoraggiamento, e tutta la mia curiosità.
Se volete farmi domande sul perché una parte del gioco funziona a quel modo, o volete mostrarmi il modo in cui lo avete cambiato, potete raggiungermi a ⟨indirizzo e-mail⟩.