Perché “solo io gioco di ruolo” mi fa cagare

In questi giorni mi è capitato di imbattermi piú volte in discussioni dalla mentalità ristretta che spesso si assestavano su posizioni di muro contro muro su cosa sia un gioco di ruolo. So che sono temi triti e ritriti, ma voglio aggiungere un mio piccolo contributo che si esaurisce in un micro-discorso.

Mi capita di vedere spesso questo ragionamento, molto diffuso: “Questo è gioco di ruolo, questo non è gioco di ruolo”. Lo fanno diverse persone, le piú disparate, ma soprattutto lo fa chi ha giocato uno o pochissimi giochi di ruolo (e se ne ha giocato tanti o tantissimi, spesso stiamo parlando di giochi che si basano tutti sul sistema zero, ossia un sistema che include la regola d’oro). Questo ragionamento potrebbe essere piú onestamente parafrasato in: “Io faccio questo gioco, che è un gioco di ruolo, mentre tu fai quest’altro gioco, che non è un gioco di ruolo”, che suona piú o meno cosí: “io faccio le cose giuste e tu le fai sbagliate”.

Questo discorso non è accettabile qualora si voglia fare dei ragionamenti seri, logici e costruttivi, e vi dirò perché. Se si prendono le singole persone che fanno questo discorso e si analizza la loro esperienza di gioco (di ruolo), si noteranno due cose:
  1. giocano qualunque gioco di ruolo sempre nello stesso modo (cioè per loro esiste un’unica vera via per giocare di ruolo, la one true way);

  2. ciascun giocatore (o gruppo di giocatori) tende ad relegare il modo di giocare degli altri giocatori (o gruppi di giocatori) ad un modo di giocare “diverso/sbagliato/non è vero gioco di ruolo/guarda loro come giocano male (e come noi invece giochiamo bene)/vieni da noi per vedere cos’è un vero gioco di ruolo”.
Il mio parere? Tutte queste persone stanno parimenti giocando di ruolo solo che, essendo il gioco di ruolo un’attività sociale, ciascuna di queste persone gioca in maniera differente perché gioca in contesti sociali diversi. Nessuno di questi modi di giocare di ruolo è superiore all’altro e, anzi, possono essere coesistenti, anche nella stessa persona, se si accetta che non esiste un vero ed unico modo per giocare di ruolo (one true way).

Ora, chi fa questi discorsi ha due scelte:
  1. o scende dall’Olimpo degli Dèi del “io solo gioco di ruolo bene come dico io in tutto il mondo e gli altri fanno solo attività di serie B”;

  2. oppure va avanti a fare questo ragionamento.
Nel secondo caso gli auguro anche di non cambiare mai città, lavoro, gruppo, amicizie, compagno/a, modo di fare, carattere, gioco di ruolo giocato, ecc. altrimenti la sua one true way cadrà come un castello di carte.

Ma poi non lamentiamoci se da fuori ci vedono come degli sfigati con una passione difficile e di nicchia e, a discapito di come ci piacerebbe porci nei confronti del resto del mondo che non gioca di ruolo, siamo e rimarremo una nicchia di sfigati. Se vogliamo smettere di esserlo per davvero, smettiamo anche di essere una sub-cultura con alcuni meccanismi settari di verità rivelata e pensiamo di giocare con le altre persone anche per arricchirci della loro personale esperienza di gioco di ruolo, e non solo per imporre la nostra come una one true way. Grazie.

Commenti

  1. Assolutamente un ottimo post.
    Ho seguito le vicende degli ultimi giorni e anche io volevo fare un post analogo sul mio blog, cosa che probabilmente farò nei prossimi giorni.

    Per me ciò che conta quando si osservano altri gruppi che giocano in maniera differente e/o con differenti giochi è quella che chiamo "reale curiosità".
    Se non sono realmente incuriosito non mi muoverò dalle mie posizioni.
    La "reale curiosità" si può applicare a diversi contesti: osservare dall'esterno mentre giocano altri ragazzi, provare con il mio solito gruppo un gioco nuovo (anche se credo che questo gioco non possa funzionare), provare con persone sconosciute giochi nuovi o vecchi, leggere un manuale nuovo, ecc...

    L'importante è fare tutto con "reale curiosità", altrimenti meglio non perdere tempo e continuare per la propria strada.

    Dovrei scrivere altre cose, ma credo lo farò in un post a parte e poi magari metterò qui il link.

    Ancora complimenti a Daniele.

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  2. Tutto giusto Daniele. Però ho poca speranza per quanto riguarda questo argomento: per capirlo e cambiare modo di vedere le cose c'è bisogno di due condizioni:
    1) avere una mentalità aperta e disposta ad accettare visioni diverse dalla propria
    2) entrare in contatto con modi diversi di giocare

    Purtroppo questo accade solo raramente, in buona parte per via della cultura del "gruppo stabile (e chiuso)" che è così diffusa nel gioco di ruolo, ma non solo (ad esempio anche il fatto di avere un format di gioco che dura in media diversi anni non aiuta a "provare" diversi compagni di gioco).
    A me piace ricordare un esempio divertente che aveva fatto Davide Losito:
    "A me piace la torta."
    "Si, ma ti faccio provare 'sta cosa che si chiama 'pizza'."
    "Si ok, ma io non mai sentito il bisogno di provare qualcosa di diverso da una torta."
    "Ok, ma guarda che con la pizza mangi bene, c'è sopra il pomodoro e il formaggio."
    "Ma dai, ma io non metterei mai il pomodoro e il formaggio su una torta..."
    "Ma no, ma è una cosa diversa, anche a me la torta piace, solo che questa è pizza."
    "Guarda io ne ho provate tante di torte..."
    "..."

    Se c'è la buona volontà di fare nuove esperienze e conoscere nuove persone e modi diversi di giocare, non c'è bisogno di fare questo discorso. Se non c'è, fare il discorso è inutile, perchè non verrà ascoltato.

    :(

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  3. Grazie per il commento. Mi fa piacere vedere che concordi e ti avviso che anche io concordo con la tua visione sulla curiosità (cfr. anche col commento di Patrick qui sotto, dove si evidenzia la stessa cosa).

    “Curiosità” deriva dal latino curiositas, che a sua volta deriva da cura, che vuol dire “cura, attenzione, sollecitudine”. Insomma, il senso è che ti interessi di una cosa perché ci tieni. Siccome il gioco di ruolo è una passione, secondo me è fondamentale tenerci, e questo è il concetto di base che quando giochi devi giocare con passione (play passionately), sempre e comunque. In caso contrario sì che stai facendo finta di giocare, perché non contribuisci veramente, attivamente al gioco, e sono guai!

    Se sviluppi il discorso sul tuo blog, metti pure un link qui, perché mi interessa.

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  4. E' una mia convinzione personale che, quando un mezzo espressivo é maturo, é in uno stato di frammentazione, esperienze diversissime con diversi scopi, anche contaminazioni con altri mezzi. Così il gioco di ruolo: il fatto che esistano sia polemiche fondate o no su "questo non é un GDR", sia effettivi prodotti 'borderline' (penso a Penny, a Microscope, a Do, ma volendo anche a strappi vecchi come il troupe play di Ars Magica) é per me un segno (certo non il solo) che il GDR sia in un momento di maturità in cui potrebbe uscire dall'ambiente natio.

    E a quel punto direi che valutare bene o male questa cosa dipende molto dal rapporto personale di ognuno col gioco. Se lo lego principalmente a *quelle* persone, *quei* ricordi, *quelle* abitudini scritte e non, senza effettiva voglia di tentare altro
    ... beh, il resto sarà qualcosa di alieno.
    Certo, io credo arrogantemente che la passione per un gioco possa essere di più, un amore per le sue potenzialità espressive e una sana dose di pretenziosità; magari non vorrò *io* giocare ad ogni declinazione possibile, ma vorrò che quelle potenzialità si espandano. Anche con maggiore priorità rispetto alla diffusione.

    Certo, penso anche che questo riguardi la questione del gioco classico-trad-altro, ma non apriamo troppe parentesi dato che é una questione delicatissima. Che poi il buonismo di me e Daniele assieme potrebbe fare male.

    Fabio

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  5. Assolutamente d’accordo. Nel punto 1) esprimi quello che diceva Marco (aka Judge) nel commento qui sopra (cfr. supra). Nel punto 2) porti all’attenzione un’altra cosa importantissima, ossia che molti non conoscono altro perché non ne hanno la possibilità, il che non è certo una colpa. Specie se chi ti presenta l’hobby lo fa in maniera totalizzante (“in tutti i giochi di ruolo si fa così”), perché lui a sua volta conosce poc’altro.

    Questo secondo scoglio è in effetti quello che dice Davide: cioè spesso ti trovi in difficoltà a spiegare cos’è un tacchino a chi ha visto solo galli. Per quanto siano simili, se tu glieli descrivi lui sembrerà aver capito, ma continuerà a pensare che gli hai descritto un gallo strano, e lui preferisce un gallo (che è l’archetipo del pennuto da cortile, ma di certo non l’unico).

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  6. Ops… un lapsus freudiano. Ho già corretto! ;-)

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  7. Credo che il concetto di One true way non sia direttamente collegabile al modo di giocare, quanti più a quello di gestire un gruppo, anche se spesso questo non è percepito come tale.
    Mi spiego meglio. Quello che un master classico percepisce come "il modo giusto" in realtà andrebbe definito come "il modo giusto di giocare coi miei amici". Allora è vero, perché un modo di giocare fatto su misura (al punto che qualunque cosa giochi, non cambia) è sì il miglior modo possibile, ma non è un modello esportabile. Servirebbe farglielo capire? forse no, perché la risposta sarebbe
    - e a me che me ne frega di giocare diversamente? tanto gioco coi miei amici.
    I problemi te li poni se il modo giusto non lo trovi o se vuoi cambiare amici o se vuoi coinvolgere gente che non è interessata o se ti annoi.
    Se nessuna di queste cose si verifica, nulla li farà mai schiodare dalle loro posizioni.

    Se io mi divertissi a fare il giocatore di tradizionale tanto quanto mi diverto a fare il master, probabilmente non avrei mai capito che quello non era "il modo giusto".

    Poi, se invece parliamo di riconoscimento tipo "anche il mio è gioco di ruolo", magari questa definizione incomincia ad includere un po' troppe cose e un po' troppo diverse tra loro.

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  8. Il gioco di ruolo (in senso ludico) nasce nel 1974 con la primissima edizione di Dungeons & Dragons, praticamente un wargame camuffato. Ora che siamo nel 2012, e sono passati piú di trent’anni (una generazione erodotea!), non mi risulta difficile pensare che l’hobby sia per forza di cose maturato e stia cercando di cambiare, di rinnovarsi, e abbia in ciò diverse spinte centrifughe e centripete (Forge theory, Old School Renaissance, jeepform, freeform ecc.), quindi su questo punto sono pienamente d’accordo con te. Secondo me è un processo simile a quello che avviene nella storia dell’arte: cambiano gli stili, le forme, ma sempre storia dell’arte è.

    Vorrei soffermarmi però un attimo su questo rifiuto a prescindere del diverso da quello a cui sono abituato. Secondo me è perché alcuni di noi l’hanno fatto suonare e continuano a farlo suonare, volenti o nolenti, come un “lo stai facendo sbagliato”. Insomma, a nostra volta, la nostra analisi sul gioco di ruolo, anche qualora non avessimo voluto, si è trasformata in un’aspra e odiosa critica alla tradizione.

    Tutti noi, quando giocavamo tradizionale, abbiamo percepito dei limiti, e ce li raccontavamo spesso (se cosí non fosse dovrei in parte ricollocare il senso di film parodistici come The Gamers). Io non voglio dire che non esistano persone che si divertano con i giochi di ruolo tradizionali, anzi. Se alcuni di loro ci sono, ben venga; il problema è che la maggior parte delle persone che ho conosciuto dava atto, in un modo o nell’altro, di alcuni problemi dell’hobby. Il punto è che adesso che abbiamo capito dove stavano molti dei problemi interni al gioco (quelli sociali sono molto piú profondi e al di là delle nostre ambizioni), puntare il dito contro il re dicendo che è nudo, viene percepito come un attacco.

    Insomma, per molti è la paura dell’ignoto di quello che diciamo noi contro la sicurezza di quello che fanno da anni (anche se ha dei difetti, insomma, ti ci affezioni). È qualcosa di umano l’attaccamento alle cose vecchie, anche se non ti soddisfano appieno (come ho già detto non sto parlando da chi è pienamente e sinceramente soddisfatto dei giochi di ruolo tradizionali). È qualcosa che trascende i giochi di ruolo e va ben oltre. Se cosí non fosse, detti come “chi lascia la via vecchia per la nuova sa quel che lascia ma non sa quel che trova” non avrebbero ragione di esistere. Ma questa è storia dell’umanità.

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  9. Paolo, in realtà non riesco bene ad afferrare la distinzione che fai tra le due accezioni di One True Way. Secondo me la One True Way è qualcosa di totalizzante rispetto all’esperienza di gioco (cfr. http://tobiah.panshin.net/against-the-use-of-one-true-way-ism-as-an-argument/), non è qualcosa che caratterizza semplicemente il GM, ma tutto il gruppo e il concetto stesso di gioco di ruolo del gruppo (anche se probabilmente nel gioco di ruolo tradizionale è catalizzata in special modo dal fenomeno dei cosiddetti “Bravi Master™”).

    Il fatto di assestarsi sulle proprie posizioni, perché “tanto col mio gruppo ci gioco bene e tutto funziona alla perfezione” a me sta benissimo, ma ho un esempio di un amico che si è divertito per anni e anni col suo vecchio gruppo, nella sua vecchia associazione, ma ora che ha cambiato casa ed ha una famiglia l’assunto non funziona più. Invece se non fosse stato un tanto affezionato e strenuo sostenitore della One True Way, ora probabilmente non avrebbe di questi problemi.

    Poi ci sono altre situazioni di persone che non sanno accettare critiche, perché siccome il gioco di ruolo non ha regole a parte la regola d’oro, non puoi davvero dare dei consigli tranchant, laddove è palese che ci sia un processo disfunzionale in atto (come giocare Polaris col GM fisso che ti dà le missioni in stile D&D, o metterci 5-6 ore per preparare un mistero di Monster of the Week).

    Ci sono anche situazioni di persone che, se le prendi in disparte, ti dicono peste e corna del loro gruppo e di quanto faccia schifo, ma se provi a dire una mezza parola su come potrebbero trovarsi meglio (in base a quello che loro stessi ti dicono) si chiudono a riccio, perché tanto loro si divertono così.

    Se mi sono perso qualcosa di importante, ti prego di farmelo notare.

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  10. Onestamente, e parla uno che ai giochi di ruolo è stato iniziato da 2 soli anni, devo dire che un po' capisco l'essere restio a provare altre tipologie di gioco di ruolo rispetto a quelli della propria consolidata routine, ma non condivido l'atteggiamento quasi razzista nei confronti di chi gioca altro da quello che coltiviamo nel nostro cortile.
    Provo a spiegarmi meglio: come tanti il primo contatto è avvenuto tramite D&D il quale, per un videogiocatore accanito di Final Fantasy e Japan rpg vari come me, è stato la prima trasposizione ideale di quel tipo di gioco dallo schermo al tavolo; questo vuol dire che poi, quando per scissione del gruppo e subentro di nuove proposte si è pensato di passare ad altro, per me è sempre stato un po' difficile inteffacciarmi con quei giochi ad alto livello interpretativo (almeno per un neofita come me) come Montsegur od anche un semplice Solar System, questo perchè abituato a regole e mosse ed abilità pregenerati e molto stringenti ed a Master che erano dei incontrastati del mondo di gioco, faticavo ad uscire dal guscio di "prima i dadi, poi la fiction" che domina per la maggior parte nei tradizionali.

    Pian piano poi ho apprezzato come il descrivere prima una scena in tutto il suo splendore e poi tirarne i dadi corrispettivi, fosse d'aiuto nel creare esperienze molto più fighe ed appaganti, ed al momento preferisco molto più i giochi che ti permettono di fare col tuo pg qualunque cosa tu voglia ed essere comunque incisivo in tutti gli ambiti del gioco, rispetto agli altri in cui anche solo saltare su un albero per aggirare un nemico diventa una lunga teoria burocratica a suon di svariati tiri di dado.

    Mi rimane comunque da superare lo scoglio dei giochi di ruolo non da combattimento, in cui si gioca esclusivamente per ruolare un altro individuo e la sua storia (con le sue paure, emozioni e gesti di vita quasi "quotidiana"), come il già citato Montsegur o la Mia Vita col Padrone e via dicendo. Non li discrimino per carità, solo che per me sembrano quasi "teatro a tavola", e sarà che io non sono un mago dell'espressività, sarà che i giochi in generale mi affascinano per la possibilità di giocare in mondi fantastici e sconosciuti, non nello scenario della vita di tutti i giorni (passatemi la definizione), però fatto sta che una parte di me fa comunque da zavorra quando mi si propone di elevarmi a quelle vette.

    Adesso però inizierò a breve coi i miei amici una campagna di Monster Hearts, la prima in assoluto (sia del gioco in se che del sistema di AW), con la speranza di sfruttare la corsia preferenziale data dalla "mostruosità" dei Pg (che in questo caso mi fa da scenario fantastico non comune) per inserirmi confortevolmente in questo nuovo genere di giochi di ruolo (almeno per me) e goderlo appieno.

    Spero in questo sproloquio di essermi spiegato almeno un po', e mi scuso se certe definizioni o discorsi possono apparire insoliti per molti di voi, sono comunque ancora un neofita alle prime armi! :D

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  11. No, figurati che per me sei stato chiarissimo: ho capito cosa intendi. Ho seguito tutta la prima parte del tuo discorso, che non ha bisogno di essere commentata (è la tua esperienza).

    Sulla seconda parte, ti posso dire che è vero che Montsegur 1244 è un gioco che deve molto al freeform (e quindi può sembrare un teatro al tavolo), ma è anche vero che nelle sue poche regole è tiranno e non lascia scampo. Per quanto riguarda La Mia Vita col Padrone, invece, trovo che sia molto diverso e difficilmente assimilabile a Montsegur 1244, e ha delle regole ancora più solide (anche se è poco ma sicuro che devi giocare con passione il tuo personaggio). Infine mi citi Monsterhearts che è una figata, è però ha anche delle regole molto (completamente!) diverse da quelle degli altri due giochi citati sopra.

    Il mio consiglio è quello di giocarci serenamente: se mai lo provi mai ci giocherai. La prima volta non andrà mai liscia come l’olio, ma è così in qualunque gioco di ruolo provato per la prima volta. Se vi mettete un po’ in gioco, sarà comunque un’ottima esperienza, vedrete. Inoltre se avete dubbi o segnalazioni c’è sempre spazio su www.gentechegioca.it, oppure basta andare su Google+ e cercare l’hashtag #gcgplus.

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  12. Si sul forum e su Google+ ci sono arrivato da poco, pian piano spero di cominciare ad essere più attivo!

    Per i paragoni hai ragione, effettivamente ho messo assieme giochi tra loro differenti, ma per me il fulcro era la dose di interpretazione che essi richiedevano rispetto ad un tradizionale, e quindi ho parlato di quei pochi provati in prima persona, anche se magari non appartenenti proprio allo stesso genere.

    Ti ringrazio in ogni caso per la disponibilità e i consigli! :)

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  13. Fai conto che sulla questione “interpretazione” – che è una parola che tendo a non usare perché è un contenitore per molti significati diversi, a seconda del contesto e della persona che la usa – mi è stato detto almeno un paio di volte, a due demo di Monster of the Week – che è basato sul motoro di Apocalypse World, ma è comunque un gioco molto diverso – che è un gioco che non spinge ad interpretare perché ci sono le mosse.

    Inoltre negli anni ho conosciuto giocatori tradizionali che “interpretavano” tantissimo e giocatori tradizionali che “interpretavano” pochissimo, al punto che davvero non saprei stabilire un trend per l’hobby e non trovo che nei giochi indie si interpreti di più o di meno; semplicemente trovo che in essi l’esperienza di gioco in generale sia più costruttiva.

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  14. Ecco qui il link al post sul mio blog.

    http://elementifiniti.blogspot.it/2012/10/la-reale-curiosita-alla-base-del-lets.html

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  15. Sei un mito Daniele, hai appena ricevuto +100 di stima!

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  16. Grazie Giulia! Mi fa piacere sapere che ti trovi d’accordo.

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  17. Non può essere semplicemente che nuove declinazioni a molti non interessino e basta?

    Non può essere che il vecchio per molti aveva limiti per altri invece sta benissimo così com'è ( e dunque non vedono limiti ma un modo DIVERSO di giocare e diverse meccaniche)?

    Non può essere che uno può benissimo affacciarsi all'indie senza gioco forza considerare obosoleto il resto??

    A me questa cosa del "raccogliamo i cocci degli altri" a mio avviso penalizza solo l'indie stesso.. e a nulla serve da una parte fare i "diversi" ma dall'altra cercare un confronto diretto (cioè ambire a convincere o a propagandare difetti altrui..anche se in campo commerciale potrebbe avere senso)

    Dunque a che prò dire " LA paura dell'ignoto" ? o "c'erano limiti problemi e ne abbiamo preso atto" ma ato di cosa? che la R0 è un male? e chi lo ha stabilito...ci son altrettante persone che vedono quello per esempio come un potente strumento di Editing più che un contentino o una ramazza.. dunque a mio avviso si danno troppe cose per scontato come:

    "c'erano problemi e noi li abbiam risolti riflettendoci" ...e io mi domando che problemi?

    Io sono soddisfattissimo di alcuni Indi che gioco e li gioco affiancandoli a campagne di Tradizionali conscio che sono 2 gochi diversi e che dunque è inutile vedere limiti a uno spacciandosi per "risolutore" con l'altro perchè è una bugia potente dire "giocate con noi che noi abbiam risolto i problemi" ,non è vero, l'indie propone altro ed è giusto che proponga altro e non rattoppe inesistenti a non-problemi

    Io generalmente nel mio piccolo presento l'indi come un altro tipo di gioco non come "un GDR riveduto e corretto rispetto al cattivo D&D sistem0R0" e infatti ho avuto più risultati così che invece presentarlo come "aggiusta tutto" cosa che non è ne vuole esserlo

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  18. Può tranquillamente essere che a molti non interessino nuove declinazioni, assolutamente. Non è che se non giochi ai giochi che piacciono a me sei una brutta persona. E può benissimo essere che per te il “vecchio” non ha limiti e ti sta benissimo, nulla da dire, a parte che sui forum ci si continuava e ci si continua a lamentare – mi ricordo bene – e quindi qualche problema evidentemente c’era (però non è assolutamente detto che debba riguardare tutti i giocatori). E può anche benissimo essere che uno giochi sia all’“indie” che al “vecchio”; di nuovo, non sei una brutta persona. Perlopiù sarebbe corretto parlare di singoli giochi. Giusto a me, in particolare, interessano poco i giochi che hanno la regola d’oro per il semplice fatto che non saprò mai a che gioco sto giocando con quel preciso GM, con quei precisi giocatori, e perché il gioco tradizionale insiste pesantemente sull’accordo tra i suoi membri e basta poco per farlo saltare.

    Poi io non voglio fare propaganda nei confronti delle persone convinte che giocare tradizionale sia bello, assolutamente. Mi basta che non vengano a rompere le scatole; la mia pubblicità è gratuita, disinteressata (perché non ci guadagno niente) e diretta soprattutto ai giocatori nuovi e a quelli che palesano la propria insoddisfazione verso alcuni giochi di ruolo, e io penso che magari potrebbe piacergli questo o quel gioco che piace anche a me.

    Poi, nella mia esperienza, la cosiddetta “regola zero” è stato un grande male. Ma è la mia esperienza. Se nella tua esperienza la regola zero è proficua, usala! Divertiti! Che ti devo dire? Non voglio convertirti, ma per piacere lasciami stare. Ed è anche vero che vedo un rigetto a prescindere da parte di molti, e gli unici casi in cui mi lascia perplesso è quando ci si continua a lamentare che un certo gioco fa schifo, però non si vuole cambiare il gioco, il gruppo, il GM. Ancora una volta, liberissimi di farlo, ma poi non voglio sentire lamentele.

    Da ultimo, ripeto: se tu ti diverti tanto, buon per te! Nessuno dice che non ti diverti né vuole che tu ti diverta con i giochi che piacciono a me. Voglio che non vieni a farmi la paternale conciliante sul mio blog, quando invece sul tuo scagli veleno indistintamente su tutti. Sono stato chiaro?

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  19. Spero di star rispondendo nella maniera corretta, ho difficoltà a usare questa piattaforma. Sulla questione di "mi piacciono gli indie/non mi piacciono i tradizionali", io ho esposto il *mio* parere in questi topic:

    http://www.gentechegioca.it/smf/index.php?topic=8594.0
    http://www.gentechegioca.it/smf/index.php?topic=7329.0

    Assieme al mio post precedente quì, credo dia abbastanza argomenti su cosa mi piace dei nuovi giochi e cosa mi crea problemi con la regola 0. Come sempre, se qualcuno vuole approfondimenti, chiedete ^^

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  20. [...] una riflessione che già da tempo covavo dentro. Un grazie anche a Daniele Di Rubbo che con il post Perché “solo io gioco di ruolo” mi fa cagare ha stimolato questo mio [...]

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