Bluebeard’s Bride: Allerta spoiler


Ho appena terminato la mia prima lettura del gioco Bluebeard’s Bride (Whitney Beltrán, Marissa Kelly e Sarah Richardson, 2017), recentemente edito in inglese da Magpie Games.

Si tratta di un gioco di orrore gotico da una sola sessione (anche se è possibile giocare più partite, persino riutilizzando parte del materiale creato durante quelle precedenti), nel quale si rimette in scena una propria versione della fiaba oscura di Barbablù, la cui trascrizione più famosa risale al XVII sec., ad opera di Charles Perrault.

Il gioco dura dalle 2 alle 4 ore (stando al manuale) e impegna da 4 a 6 giocatori, di cui uno svolgerà il ruolo di Custode (Groundkeeper), una specie di GM, e gli altri interpreteranno le Sorelle (Sisters), ossia ciascuno un aspetto della personalità frammentata della Sposa (Bride): la sposa di Barbablù, appunto, nonché protagonista della nostra storia.

Sì, avete capito bene: più giocatori muoveranno un solo personaggio! So che questo potrebbe spiazzare alcuni di voi, ma vi assicuro che il gioco trasuda un colore che fa male anche solo a pensarci (siamo un gradino sotto a Ten Candles, ma comunque belli in alto nello spettro dei giochi che valgono la pena di essere giocati anche solo per questo).

Ma non sono qui per parlarvi di questo aspetto. Sono qui per mettervi un guardia! Già, perché, se avete intenzione di giocare a Bluebeard’s Bride nel ruolo di Sposa, vi sconsiglio fortemente di leggere la parte relativa all’ultima stanza (the final room), da pagina 91 in avanti (compreso il foglio riassuntivo delle regole corrispondente).

Intendiamoci: il gioco, a mio avviso, e anche ad avviso delle sue creatrici, è perfettamente rigiocabile. Solo che credo che, almeno la prima volta che ci giocate, sarebbe meglio avere un po’ più di sorpresa sul finale; per gustarvelo meglio, insomma. Non sono uno di quei supernazisti degli spoiler, ma ho l’impressione che certi piatti si gustino meglio senza sapere in anticipo con quali ingredienti sono stati confezionati, e questo è esattamente uno di quei piatti.

Detto questo, fate un po’ come volete; io il mio consiglio ve l’ho dato. L’importante è che proviate questo gioco; chiunque dovrebbe dannatamente provarlo.