Last Ride: Dan’s Dan


Questo è la seconda parte dell’actual play che avevo pubblicato qualche giorno fa e che conteneva la prima parte (First Ride) di First Ride / Last Ride (Jason Morningstar, 2017). Sembrerà banale dirlo, ma questa è la seconda parte: Last Ride.

Una cosa importante che non ho detto nel primo articolo: il testo che trovate qui non è romanzato. È esattamente il testo che il gioco chiede di scrivere al giocatore. Il primo l’ho scritto su delle index cards, il secondo su una moleskine. Qui mi limito semplicemente a copiare quello che ho scritto.

Una nota a margine: mi sono accorto che ho sbagliato a interpretare alcune parti, quando ho provato First Ride. Ecco come mai questa seconda parte è più lunga.



Sono Dan e…

L’ultima volta che ho guidato un’auto cazzuta è stata quando ho fatto quel colpo con i Serbi. Allora stavo ancora con Sally, e ricordo che era davvero molto difficile per me dire se fosse più bella lei o la cazzo di macchina.

P.S. Scherzavo! Era più bella lei, ma mi finsi indeciso solo per farla arrabbiare.

… amo troppo la mia famiglia per non essere figo.

Mentre sono seduto sul sedile a panchina della mia Charger, tenendo mio figlio in braccio, mi ricordo di  quando ero piccolo, anche se comunque più grande di quanto lui lo sia ora, e andavo in giro in macchina con mio padre. Che belle giornate, e che belle avventure!

Era molto prima che morisse di cancro.

… ho preso una scottatura solare.

Quando ero con Sally al Drift King, la gara da un quarto di miglio, c’era qualcosa di migliore di quanto abbia ora: Sally era una vera bomba sexy e con lei sentivo di poter essere sempre me stesso, senza scenate da moglie spazientita e senza freni inibitori.

Però, c’era anche qualcosa di peggiore di quanto abbia ora: sapeva troppo di sogno; era irreale, quasi irresponsabile. Non puoi tenere a lungo una macchina in gara in quelle condizioni: finirà che ne brucerai il motore…

… sono un buon amico.

Mi ero sposato da poco con Alicia e pensavo di essermi finalmente messo a posto. Suonò il telefono: era Rackham.

«Avanti, Dan, è un colpaccio! E, poi, ci sarà anche quel bastardo di Vrag… Sai che non posso farcela senza di te».

Mi voltai verso Alicia e vidi il suo sguardo…

«Rackham, lo sai che sei come un fratello per me, ma… stavolta sono fuori… Non chiedermelo, non posso…»

Nessuno poteva immaginare che alla gara sarebbero spuntate delle pistole per via di una disputa sulle componenti irregolari che Rackham sosteneva che l’auto di Vrag avesse.

Non potevo saperlo…

… faccio le cose a metà.

La cosa che mi fa più paura del ritorno di Vrag è che, se dovessi affrontarlo e se dovesse andarmi male, mio figlio dovrebbe crescere senza un padre.

Quando il mio di padre è morto, io ero già grande, forte, coraggioso, e ho sofferto comunque come un cane.

Non voglio che il piccolo Dan debba crescere senza un padre!

… sono un vigliacco.

Vorrei solo la pace. Vorrei solo stare in pace!

Ho fatto questa scelta quando ho deciso di fuggire via con Alicia e col piccolo Dan.

Però, voglio anche liberarmi una volta per tutte di Vrag. Durante una gara: voglio che muoia, voglio ucciderlo… ma ho anche paura di ammetterlo a me stesso.

… sono un assassino.



Quando Alicia mi chiese di comprare quel cesso di macchina, la buttai sul ridere ma, in realtà, stavo solo proteggendo il mio orgoglio o, forse, stavo cercando una specie di riscatto per aver causato la morte di Rackham. Fatto sta che non ero ancora pronto per quel tipo di sacrificio. Non allora.

Alla fine, quello che ho fatto l’ho sempre fatto in qualche modo per il piccolo Dan (e per Alicia, certo). Non volevo che tra me e lui finisse come tra me e il mio vecchio; così, quella scottatura presa al mare era per me una vernice più bella della cromatura della mia auto.

Il punto è che sono sempre stato combattuto: tra il mio presente e il mio passato. Dio sa se amavo il me di un tempo, e a volte passavo i minuti allo specchio a non riconoscere il me di adesso.

Una cosa che non ho mai saputo fare riguardo alla mia vita di un tempo era dire di no a un amico (o a un nemico…), come quella volta che Sally se ne spuntò fuori dal nulla con quella sua macchina rubata. Tra lo sguardo rassegnato di Alicia e la strafottenza di Sally, avrei voluto mandarla a fanculo (Sally, non Alicia).

Ma, ehi, Sally è pur sempre Sally! Io e lei siamo stati il sole e la luna, e le dovevo comunque qualcosa. Così ho chiamato un altro stronzo di quelli che conosco io perché si tenesse la cazzo di macchina di Sally in garage.

Non è stata una decisione semplice quella di ingoiare l’orgoglio e di scappare come un codardo. Non che sia stata la prima volta ma, cazzo, allora faceva più male: la morte di Rackham mi bruciava ancora nel petto e avrei tanto voluto vendicarlo, uccidere Vrag.

Suppongo che sia in momenti come quello che capiamo cosa per noi conti davvero: per me erano Alicia e il piccolo Dan. Ecco perché sono scappato.

Non è facile vivere da fuggiasco, vivere da codardo. Forse puoi sfuggire a chi ti vuole morto, ma a te stesso, ai tuoi fantasmi, non puoi mai sfuggire.

E, poi, Vrag mi ha trovato, ha trovato la mia famiglia! Proprio quando pensavo di essere al sicuro…

Gareggiare contro di lui in cambio di lasciarci in pace. Qualcuno sarebbe morto in quella gara, lo sapevo. C’era un unico modo per far sì che tutto ciò finisse, per essere finalmente libero: dovevo uccidere Vrag, o lasciare che fosse lui a uccidermi.

Successe tutto ai vecchi canali di cemento, dove una volta scorreva il fiume che portava acqua in tutta la valle. La sua macchina era molto più potente della mia, ma un tempo io ero il re indiscusso di quelle strade, e la mia macchina, oh, la conoscevo ancora come le mie tasche.

Ci eravamo scontrati, speronati, eravamo incastrati e Vrag stava accelerando: stavo andando a finire dritto contro al pilone del ponte.

E poi, un istinto! Mi sono ricordato di quella volta con Sally al Drift King, di quella manovra folle… Allora la usai per salvare la vita a Sally, ora dovevo usarla per salvare la mia e per porre fine a quella di Vrag.

BOOM!

Non è facile vivere con una morte sulle spalle. Con più morti sulle spalle…

Quando tornai a casa, ero distrutto e affranto. Alicia non chiese niente, ma capì tutto. I giornali parlarono per qualche giorno del terribile incidente mortale ai vecchi canali. Per un po’ pensai che fosse solo questione di tempo prima che mi avrebbero preso. Ma poi svanì tutto nel nulla: evidentemente a nessuno interessava della morte di uno spericolato criminale di strada di origini serbe.

Alla fine, gli unici a prendermi furono i miei fantasmi. Alicia mi disse che parlavo e gridavo nel sonno. Ancora oggi mi succede, ogni tanto, ma se non altro Alicia e il piccolo Dan sono ancora qui con me.

Alcune volte guardo mio figlio come un sopravvissuto di guerra guarda il proprio figlio, sperando di non dovergli mai raccontare la mia esperienza e cosa ho dovuto fare per tenere al sicuro lui e sua madre.

Spero che lui non venga mai su come me… In fondo, a guardare la madre, c’è speranza; ora lo so: la sua luce può far germogliare anche i miei semi di male.