First Ride: Dan’s Dan


Questo è un breve actual play di First Ride / Last Ride (Jason Morningstar, 2017). Non credo che vi spoileri un sacco il gioco, ma vi consiglio di giocarci prima di leggere com’è uscito il mio Dan di First Ride (devo ancora giocare Last Ride).

Sono Dan e…

… sono leale (you are loyal)

… sono un porco (you are a dirty dog)

… faccio le cose a metà (you half-ass things)

… sono depresso (you are depressed)

… sono un bugiardo (you are a liar)

… sono innamorato (you are in love)

Sono Dan e so essere leale, anche se, a volte, essere leali è una gran cazzata e, allora, sarebbe meglio essere sinceri con un amico che sta per fare anche lui una gran cazzata.

Con Sally non è proprio iniziata con classe, ma in fondo non ho mai saputo gestire bene le donne, specie quelle che mi piacciono davvero. Si sa, il “cuore” tende a prendere il sopravvento, in certe situazioni.

Avrei potuto anche lanciarmi, quella volta con Adeeb, ma usare la testa mi ha aiutato a non imbarcarmi nell’ennesima gara-trappola. Non sarò stato coraggioso – ve lo concedo – ma, a conti fatti, ho fatto benissimo.

Non ho mai avuto un rapporto idilliaco e aperto con mio padre ma – ehi! – quando stava morendo di cancro, le cose sono cambiate… Fanculo l’orgoglio! Ho preso il cuore in mano e gli ho detto che cosa provavo davvero, e che cosa volevo fare col poco tempo che rischiava di rimanerci.

Ok, ok, quella volta con Nox non sono stato di parola – lo ammetto – ma ero troppo sotto con Sally e non avrei mai dovuto neanche accettare la sua sfida. D’altra parte, se non sai mandare giù l’orgoglio quando si tratta di qualcuno che ami, lo ami davvero?

Sally non mi parlò per settimane, dopo che le avevo (che ci avevo, cazzo!) fatto perdere la gara. Ma perdere la gara è molto meglio che perdere la donna che ami. Anche se non mi avesse più parlato per il resto della vita, sarei stato contento lo stesso, pur di saperla sana e salva. E lo avrei detto anche allora: lo giuro.

Insomma, sono partito animato da quella che ora so essere stata solo una finta amicizia, per poi credere di fare il furbo pur di non perdere un’opportunità. Poi ho cominciato a ragionare ma, al contempo, a perdere occasioni. Non ho perso l’occasione di parlare sul serio col mio vecchio: quella no. Era troppo importante.

Ho mandato giù l’orgoglio per qualcosa – per qualcuno! – a cui tenevo. Forse ho imparato che persino l’orgoglio è qualcosa di stupido, se rapportato ad altro.

E, sì, sul mio motore c’è scritto “Sally”: romba il suo nome da quando l’ho vista quella prima volta, al garage.