Come scelgo di comprare un gioco: esempio pratico

Choices © 2011 Kyle Pearce (CC BY-SA 2.0).

In generale, il mio consiglio è quello di evitare di approcciarsi ai giochi secondo degli steccati, veri o immaginari che siano.

Ecco quello che faccio io quando mi avvicino per la prima volta a un gioco nuovo (nuovo per me; magari il gioco è vecchissimo).

Io mi faccio prendere molto dalle “cazzate colorate”, come la descrizione di un gioco, l’ambientazione, come viene presentato, ecc.

Per esempio, qualche giorno fa, il mio amico Luca mi ha parlato di un gioco per due giocatori di due designer svizzeri: Les Petites Choses Oubliées.

Apro il link e leggo la descrizione.

Il gioco parla della storia d’amore tra due persone che finisce bruscamente e in maniera traumatica. I due protagonisti vogliono cancellarla dalla memoria e ricorrono a una terapia innovativa, salvo che nel rivivere i ricordi della storia tu come giocatore puoi capire che, forse, quella storia vale ancora qualcosa per te. Non ci è dato di saperlo prima: lo scopriremo solo giocando.

Poi vedo che il gioco fa uso di foto come materiale di gioco. Il manuale sembra scritto sul retro di alcune cartoline che portano una foto sul davanti. Sul sito vedo alcune di esse, come i due pupazzetti di neve che si danno la mano, e tutto il resto.

Già qui sono molto interessato: l’idea del gioco mi piace e la veste grafica è invitante.

Ora cerco di andare un po’ più a fondo: mi sto chiedendo se le meccaniche di questo gioco possano spingere dove promettono.

Leggo un po’ meglio la pagina, cerco su internet e scopro che il gioco ha partecipato alla competizione Game Chef 2014, alla quale partecipai anche io, tra l’altro, e quindi so che è una competizione che si sforza di produrre giochi interessanti e dal design solido.

Il gioco è stato pubblicato nel 2015, quindi gli autori hanno avuto un anno per playtestarlo, sistemarlo e pubblicarlo.

A questo punto, decido che il gioco mi interessa e lo compro.

(Da una discussione su Facebook.)