La spada e gli amori: La storia di sir Gwyllean, cavalier leale

Ieri sera ho iniziato a giocare quello che è il terzo playtest de La spada e gli amori, hack e scenario a tema arturiano per Archipelago III di Matthijs Holter, ideato e scritto da Antonio Amato.

In questa occasione, a fine sessione, si è finiti a parlare con i compagni di gioco del genere di storie che emergono grazie a La spada e gli amori e, tra di esse, ho ricordato anche quella del mio primo personaggio, giocato nel primo playtest.
Da Howard Pyle, The Story of the Champions of the Round Table (1905).
Io interpretavo Gwyllean, il cavaliere leale, e, a causa di una missione di perlustrazione ai confini del regno, sono finito presso la tomba di mio padre nelle rovine del castello della mia famiglia. Cirin, il mio regno di origine, è entrato in guerra con Camelot, mentre io servivo proprio come cavaliere presso la corte di re Artù, e io mi sono schierato con quest’ultimo, a causa dei miei doveri cavallereschi.

Mentre ero lì con i miei compagni, sono stato attirato nelle rovine del castello dagli spettri dei vecchi abitanti del regno che, manifestatisi come riflessi all’interno di uno specchio incantato, mi dicono che devo lavare da me l’onta, essendo in realtà solo il figlio illegittimo del re. Io, rabbioso, lascio la cripta, rompendo lo specchio.

Quando torno dai miei compagni, scopro che essi pensavano che li avessi abbandonati, fomentati da Glelot, un cavaliere mio sottoposto, invidioso e sospettoso. In quel momento, gli spettri cominciano a risorgere dalla terra. Alcuni dei miei compagni, impauriti, pensano che sia colpa di un mio sortilegio; Neriath, mio cavaliere fidato e compagno di mille battaglie, prende ancora un’ultima volta le mie difese, ma Glelot e gli altri ci uccidono entrambi.

Qui la mia storia si allaccia a quella di Kerrigan la fata, il personaggio di Luca.

Kerrigan si è recata negli Stagni dei Cigni per cercare un segreto custodito su di un’isoletta nel bel mezzo della nebbia. Durante il viaggio, il traghettatore vede riflessa nelle acque una scena di passione tra lui e Kerrigan, e la guarda pieno di desiderio. La donna sembra accorgersene e lo provoca ancor di più col suo portamento conturbante.

Quando Kerrigan sbarca sull’isola, vi trova una casa abbandonata, nella quale trova Katherine, una maga sua rivale da tempo, che la intrappola legandola con viticci e rampicanti, animati dalla sua magia. Qui, nel racconto, scopriamo che Katherine era nient’altri che la moglie di sir Bedimar, padre di Brever (il personaggio di Antonio) e tutore di Gwyllean (il mio personaggio, spasmodicamente amato da Kerrigan) a Camelot.

Kerrigan vorrebbe estrapolare il segreto da Katherine, ma questa le dice che non scoprirà mai il suo segreto, poiché ella è ormai morta e il segreto giace sepolto nel suo cuore. Kerrigan, con uno scatto d’ira e uno slancio straordinario, si libera dai viticci e uccide Katherine, prendendo il suo cuore dal suo corpo ancora caldo ma, non appena lo estrae, il cuore di dimezza e Katherine, morta e viva al tempo stesso, con un ultimo anelito, le sussurra che solo avendo il cuore della persona che la fata ama potrà riavere un cuore intero e finalmente carpirne il segreto.

Sappiamo che Kerrigan ama Gwyllean, il mio cavaliere leale. Kerrigan mi cerca per le terre di Albione e mi trova, alla fine, morto, proprio mentre i miei compagni se ne sono appena andati e io giaccio sul suolo di Cirin.

Il mio cuore è trafitto, ma la fata, con la sua magia, lo ripara con la metà di cuore presa da Katherine morta. Io vedo la sua figura, riprendendomi dalla morte, e me ne innamoro perdutamente ma, essendo sospeso tra la vita e la morte, penso che sia solo un vaneggiamento. Qui il lettore deve essere informato del fatto che io e Kerrigan siamo, in maniera sconosciuta a entrambi, fratellastri.

Quando mi risveglio, la fata se n’è andata e io decido di recarmi a Camelot, in cerca di vendetta per la morte di Neriath e il tradimento di Glelot.

Arrivo a Camelot sotto le mentite spoglie del Cavaliere Nero, giusto in tempo per iscrivermi al torneo dei cavalieri. Glelot vi partecipa e ha fama di essere il primo tra di essi, imbattibile alla giostra. Tra di noi si scatena un duello furente, all’ultimo sangue, ma alla fine lo disarciono e prendo la spada per colpirlo a morte ma, proprio in quel momento, la regina di Artù, Ginevra, mentre tolgo l’elmo per guardare il mio nemico negli occhi prima di finirlo, si innamora di me.

Ella ferma il duello, chiedendomi di avere pietà di Glelot e di risparmiarlo, in cambio di un suo bacio. Io accetto la supplica della regina, chiamato ai miei doveri dall’onore e dalla lealtà. Mentre mi avvicino alla regina per ricevere la ricompensa, ella si umetta le labbra con un filtro magico e, quando mi bacia, cado sotto il suo incantesimo. Ora ne ho la certezza: è lei la donna che mi ha salvato giorni prima, presso le rovine di Cirin.

Mi innamoro perdutamente di lei e compio il mio punto del destino, che recitava: “E fu così che la moglie del re di Camelot, innamorata, usò su di lui un incantesimo di ammaliamento”.