Die, Nirûth, Die! finalista al 200 Word RPG Challenge 2016

È una cosa passata un po’ in sordina sui miei canali di comunicazione – a parte qualche improvvisata sulla pagina Google+, sulla pagina Facebook e sul canale Telegram – ma quest’anno ho deciso di partecipare al “200 Word RPG Challenge 2016”.

Si tratta di una competizione internazionale in lingua inglese per la creazione di giochi e supplementi dalla lunghezza particolarmente breve: al massimo 200 parole!

Già l’anno scorso questa competizione era apparsa sui miei radar di Google+, e so che vi avevano preso parte diversi membri della community italiana di giocatori indie, tutta gente che conosco più o meno bene, come Daniel Comerci, Davide Cavalli, Davide Pignedoli, Francesco Zani e Ivan Vaghi. Davide Pignedoli era anche riuscito ad arrivare tra i finalisti con il suo The Silent Dungeon.

Quest’anno, invece, complice anche l’entusiasmo di compagni di strada come Antonio Amato e Francesco Zani, mi sono lasciato trascinare in questa follia e ho deciso di partecipare con uno story game dal titolo Die, Nirûth, Die! (o, in italiano, Muori, Nirûth, Muori!).

Fermi tutti! Prima di andare avanti a leggere, fate partire questa colonna sonora su YouTube:


Die, Nirûth, Die! è uno story game sulla scorta di altri giochi come Microscope, The Quiet Year, Chronicles of Skin, Questlandia, ecc., ossia uno di quelli nel quale si giocano delle vicende guardandole “dall’alto” e con un approccio che io, a volte, chiamo forse impropriamente “storico” o “sociologico”.

Lo scopo dei giocatori è quello di raccontare le vicende di Nirûth il Drago, Flagello della Terra, e di come le sue oscure passioni si riflettano su di lui, sulla Terra e sui suoi abitanti. Il gioco ci porterà a dare vita a questa saga epica e tragica al contempo, che parlerà della vita, della nascita e della morte di Nirûth.
Gli aspetti forse più interessanti sono l’uso delle tessere del domino come componenti di gioco, idea che ho amichevolmente “rubato” da Under Heaven di Luigi Briganti, e la parte nella quale bisogna fare dei disegnini degli episodi che si sono appena descritti.

Potete leggere la versione del gioco da 200 parole (in inglese) qui sotto:
We’re telling the story of Nirûth the Wyrm, Dragonbane of the Land.
Gather between just you and any number of players, sticky notes, pencils, rubbers, and dominoes. 
Shuffle the bones face down and draw one each. Who gets the highest bone begins. Reshuffle, put one on the table, and divide the rest between you clockwise, starting from the beginning player. 
When it’s your turn, the player on your right asks a loaded question, beginning with “I wonder…,” about the Wyrm, the Land, or its dwellers. 
Match one of your bones with one extremity of the bone-chain on the table. Answer the question, describing what happens in the story. Sketch it on a note and put it between the bones you just matched. 
While matching bones, respect the corresponding Vice-theme in your narration: Pride (6), Greed (5), Lust (4), Envy (3), Gluttony (2), Wrath (1), and Sloth (0). 
If you cannot play a bone or weave yours into the story, steal one from another player and pass your turn. They ask the next question in change. 
When no one can play more bones, whoever has least bones describes and sketches the Wyrm birth, while whoever has most bones describes their death.
Fin da subito, come anche altri partecipanti, ho provveduto a scrivere anche una versione estesa e più completa del gioco, questa volta in italiano, per tenere ben distinti i due flussi di lavoro. Potete leggerla al seguente link:


E poi, il 26 aprile, è arrivata la bella notizia: sono tra i finalisti del “200 Word RPG Challenge 2016” e, all’inizio di maggio, tra pochi giorni, dovremmo sapere anche chi saranno i tre vincitori della sezione giochi di ruolo.

Quella sera stessa ho avuto occasione di provare la versione estesa del gioco con i miei due amici Francesco D’Arcadia e Stefano Rebessi, e il risultato è stato sorprendentemente positivo: ci siamo molto divertiti e abbiamo apprezzato l’esperienza che ci ha regalato.
Ecco come appariva il tavolo di gioco alla fine della partita.
Durante il playtest, ho preso degli appunti, che prossimamente provvederò a trasformare in ampliamenti e correzioni al testo delle regole, e sto anche cominciando a capire come limare ulteriormente il gioco per renderlo più scorrevole e funzionale.

Cosa posso dirvi? Se siete rimasti incuriositi dal Die, Nirûth, Die! e volete sapere che fine farà questo progetto, continuate a seguirmi su questo blog e sui social network.