Non tutti i cani vanno in paradiso: Recensione di Alessandro Riccò

Pubblico di seguito la quarta e ultima delle quattro recensioni che ho ricevuto mio gioco, avendo ricevuto il permesso dal recensore.
Occhei, mi aspettavo un sorprendente gioco di ruolo per cani ma mi devo accontentare di un gioco di ruolo per padroni di cani. A questo punto mi entra in testa l'omonima canzone di Elio ed è la fine.

Ottime le fonti di ispirazione: Limbo è grandissimo e pure Wolfspell non scherza, anche se la lettura comparata non può non ricordare quanto i lupi siano più fichi dei cani.

Il gioco mi pare intrigante. I risultati dei tiri sono perfettamente equilibrati tra risultati luce e ombra, suggerendo che il comportamento del cane nell’affrontare l’avversità, e la composizione del sacchetto, sono fortemente casuali, e non una decisione deliberata del giocatore.

Il sacchetto rappresenta il padrone del cane, e lo scopo del gioco è scoprire che tipo è veramente. È la parte più interessante del gioco; non tanto l’avventura del cane nel mondo dei sogni, ma il puzzle costituito dai suoi ricordi del mondo reale, filtrati dal suo punto di vista di schiavo adorante.

Ho scorto qualche imprecisione nella scrittura delle mosse ma roba da poco.

Un lavoro eccellente!