Presentare un gioco senza paragoni

È anni che lo si dice – è vero – questo discorso ci porterà alla noia: quando si presenta un nuovo gioco a degli amici – o, in generale, a delle persone – bisognerebbe evitare di fare paragoni. E perché lo si dice? È semplice: perché se fai dei paragoni li metti sulla difensiva, perché verosimilmente stai mettendo a confronto una cosa nuova, che a te piace e della quale parlerai con entusiasmo e fervore, con una cosa vecchia, che a loro piace molto e la quale loro sono disposti a difendere “fino alla morte”.

Facendo paragoni vai a toccare due tasti dolenti: il primo si chiama “sovraccarico di informazioni” (in inglese information overload), il secondo si chiama “criticismo” (in inglese criticism).

Il sovraccarico di informazioni è quando stai dando troppe informazioni all’interlocutore: in questo caso, come risultato, lo spaeserai e non gli farai capire un cazzo. Per tutta risposta, lui si fermerà al discorso superficiale e si metterà sulla difensiva, capendo quello che vuole, o non ascoltandoti proprio.

E poi arriviamo al criticismo. Perché dare tutte quelle informazioni? È chiaro: perché “Il gioco che ti sto presentando ora è molto meglio del tuo vecchio gioco, che ti piace tanto. Davvero non riesci a vederne le differenze? Eccole!”. In questo modo si porta avanti una strategia comunicativa indiretta, ma elementare, che l’interlocutore riconosce automaticamente come proselitismo. Si sta chiaramente criticando il suo gioco, il suo modo di divertirsi, e lo si sta mettendo in relazione a questa “cazzata nuova, che io manco conosco”. In poche parole: “Questo che cazzo vuole da me?!”.

Esistono altre strategie comunicative? Sì, eccome!
  1. Evitare di fare paragoni, per le ragioni dette sopra.
  2. Parlare solo del gioco che si sta presentando, e farlo con entusiasmo. Se fai paragoni, giusto per farti capire, cercare di andare a prendere quei punti in cui i due giochi si assomigliano, o falli per captatio benevolentiae, ossia per cercare di catturare la genuina attenzione o l’interesse dell’interlocutore.
  3. Parlare del gioco che si sta presentando portando la propria esperienza personale, e quindi il proprio entusiasmo (a meno che non siate così scemi da presentare un gioco che vi fa cagare e – in quel caso – cazzi vostri!). Fate molti esempi e spiegate perché a voi piace, cosa è successo a voi giocandolo che ve lo rende così figo.

In questo modo sostituirete un approccio cattedratico, fatto di pipponi e pretenziosità – il peggiore degli approcci possibili, insomma – a un approccio più genuino e positivo, più aperto a un vero dialogo col vostro interlocutore.