Pandora Unboxed: recensione di Alessandro Riccò

Ciao! Ecco la mia recensione. Spero di non spararne troppo grosse, e mi scuso in anticipo di imprecisioni, castronerie e varie deficienze per cui sono certo di distinguermi.

Inizio con qualche doveroso complimento per la veste grafica e la presentazione, e punti bonus per il font monospaziato. Il sapore 'retro' ha reso la lettura un'esperienza piacevole, ah! le vecchie BBS, ah! com'era bella fidonet. Guarda, personalmente credo che tua mamma si sbagli a non credere in te, almeno, non a prescindere da quello che le racconti.

Ho fatto un poco di fatica a individuare un paio degli ingredienti, peraltro facoltativi, ma nel dubbio chiedo. La casacca con i rombi, e la silhouette con quella specie di lanterna: non sono stati usati, o rappresentano qualcosa che non ho colto (tipo Firewall e Safe Heaven)?

Pandora Unboxed mi ha fatto ripensare a De Profundis, e non mi viene in mente un complimento migliore. Temo di non essere imparziale nei confronti dei giochi epistolari. Non si fatica nemmeno a ipotizzare una sua estensione a piu' di due giocatori, gestendo attraverso le mail di Pandora, gli sforzi paralleli di numerose cellule di resistenza alle macchine.

Passando alle mie perplessita'.

La prima di esse riguarda la regola della non contraddizione. Ne capisco la funzione, serve a creare l'ambientazione condivisa, costruendo sulle basi poggiate dall'altro giocatore. Allo stesso tempo, mi pare pero' che per evitare qualche falla logica pretestuosa, o un impuntarsi diciamo 'da principianti', si perdano delle possibilita' interessanti, nell'ottica di un gioco basato sulla fiducia e sul mettere in discussione le informazioni ricevute. Questa e' una regola che mi piacerebbe ignorare.

Giudico le meccaniche solide, per quanto un pelo troppo casuali; le carte mi sembrano, a un esame molto superficiale, troppo determinanti rispetto alle decisioni dei giocatori. E' importante differenziare Bit di Minaccia e Bit di Controllo? Sono un po' la stessa cosa, ma dipendente dalla vera identita' del personaggio ("Si', e' importante." "Ah, OK allora.").

Vabbe', quisquilie.

Poi, le domande di controllo. Queste mi hanno dato un poco da pensare. Non che siano brutte, ma mi pare difficile averne di buone per tutte le circostanze, soprattutto se indipendenti dal tipo di rapporto potenziale concordato tra i personaggi nella fase di Setup. Presumo che a un amante e a un reduce di guerra si porrebbero questioni molto diverse. E mescolare l'approfondimento psicologico col piano d'azione... Mm.

D'altronde, guardando a pagina 37 capisco che hai ben chiaro anche tu questo punto e non c'e' bisogno di ribadirlo... Dico solo, se c'e' una direzione in cui ritengo che Pandora Unboxed possa svilupparsi, e' proprio quella di superare la codificazione di fasi e domande, per arrivare a una procedura piu' libera e versatile... Domande e fasi variabili, eventi non prefissati...

Infine, ho trovato ottimo il debug con la ciliegina sulla torta del dilemma del prigioniero.

Pandora Unboxed mi pare un gioco solido e degno di approfondimento.

Grazie del buon lavoro!