Perché parlare di “quelli bravi” mi dà la nausea

Ciao! Non sono Daniele. Sono Alberto. Perché sono qui? Chiedetelo a Daniele. Ma veniamo a noi.



C'è una cosa che mi ha dato la nausea. un modo di intendere il gioco (e le dinamiche sociali dietro, purtroppo) che mi ha fatto sgranare gli occhi e dire "cazzo, ma davvero? ma cosa cazzo hai in testa?". E voglio dire apertamente quanto la cosa mi disgusti.

Di recente, esponevo il mio entusiasmo per certe caratteristiche dei giochi che gioco ora. In particolare,  parlavo di collaborazione ed "equità" al tavolo, e di come le meccaniche possano supportare anche e soprattutto l'interpretazione, non solo cose come i soliti combattimenti.

Ho ricevuto risposte decisamente negative: I miei interlocutori non erano tanto scettici, quanto piuttosto sulla difensiva. Certe implicazioni di quello che dicevo non piacevano affatto,  e sembrava avessero bisogno di riaffermare un punto cruciale che rischiava di andare perso, in questi miei discorsi:

Il GdR è per Quelli Bravi.

Il supporto di un sistema non è necessario, perché quelli bravi sanno metterci tutto da soli, e anzi il sistema gli andrebbe stretto, perché loro sono bravi. Per quelli che non sono bravi, invece, anche il migliore dei sistemi i non servirebbe a niente: sono un peso e rallenteranno sempre e comunque il gruppo. Il Background bisogna farlo prima, perché definire i dettagli in gioco, per come interessano ed emergono, è “le paralimpiadi del gdr” (non vi prendo per il culo, cito letteralmente), mentre quelli bravi sanno cosa scrivere perché sia interessante ed importante. E poi, va fatto prima perché dopo la fase di creazione del personaggio il giocatore normale deve stare zitto e pendere dalle labbra del Master, che se bravo incorporerà quelle cose nella sua preparazione. Se è bravo, e se vuole, eh. Perché lui è posto sopra, è lui che decide.

Giocare deve essere uno sforzo e deve essere difficile, perché se fai fatica significa che lo stai facendo bene. e se non lo fai bene, se non dimostri che sei bravo, cosa lo fai a fare?

Cose come questa mi lasciano davvero un po’ schifato: Non è tanto la convinzione errata, figuriamoci che me ne frega di quel che pensa certa gente del GdR in astratto. Io gioco e mi diverto, loro che pensino quel che vogliono.

È la dinamica sociale che si nasconde dietro la cosa, a nausearmi. il Giocare per dimostrare di essere più bravi, il giocare come attività "di elite", ma l'elite lo decido io chi è (di solito ben prima di sedermi al tavolo e tirar fuori schede, fogli, dadi). il giocare non come attività di gruppo, o come competizione sana, ludica, ma come modo di esplicitare la propria innata superiorità, di dividere in meritevoli e non.

Vaffanculo.

Io voglio che giocare sia semplice, perché sono pigro. io voglio che tutti possano farlo, e che possano farlo come vogliono. io voglio che il gioco mi supporti, e che creare giocate eccellenti sia una gioia e non una sfida al coltello. Non me ne frega niente che chi ho al tavolo sia uno di Quelli Bravi, l'unica cosa che mi interessa è che sia coinvolto/a e appassionato/a. perché se c'è quello poi la magia si fa da sola.

Io gioco come gioco. Vengo al tavolo, o in Hangout, e ci metto quello che ho da metterci, tutto quello che posso. se poi piace, sono contento. Qualche commento positivo nell'ultimo anno e passa di grossa attività ludica (prima giocavo molto meno) l'ho ricevuto, qualche sessione andata storta l'ho avuta... ma è quello che posso metterci. io non voglio essere uno bravo. Semmai, io voglio giocare bene. che è dannatamente diverso. Ma prima ancora, e prima di tutto, io voglio Giocare. Le qualifiche, le lascio al senno di poi, e a chi ha tempo e voglia di far classifiche.