Lupi Mannari: I Rinnegati :: Denver, sabato 5 maggio 2007

Questa mattina Freccia e Corvo non lavorano, per questo siamo andati a fare un giro di ronda molto lungo nel nostro territorio e nelle zone limitrofe. Alle 10 antimeridiane eravamo già fuori di casa, io in forma Urhan - come sempre - loro in forma Hishu, a perlustrare il nostro territorio. Questi stupidi umani hanno sempre paura di quelli come me, quando siamo a caccia per le strade: nonostante sia leggermente piú grosso di un cane normale, conservi tratti selvatici, ma ciò nonostante sia tranquillo e mansueto, continuano ad avere una paura matta di me. Sono dei poveri illusi: se davvero volessi cacciarli, non avrebbero nemmeno il tempo di accorgersi della mia presenza che, come il fulmine, piomberei sulle loro gole a far bottino delle loro carni. Ma il Giuramento lo vieta, ed io rispetto il Giuramento.
Niente di strano nel nostro terreno di caccia, dal lato del mondo materiale. Ci siamo spostati verso il nostro locus in Sloan Lake Park per addentrarci nell’Hisil – l’Ombra, il mondo spirtituale – per continuare la caccia nel nostro terreno parallelo. Il parco, dal lato materiale, era decisamente affollato: la cosa tende a rendermi particolarmente nervoso, ma celo molto bene la mia rabbia. Una volta sconfinati con l’aiuto del nostro apripista, Freccia, ci siamo accorti della traccia e del sentore terrificante di una forza soverchiante verso est. Abbiamo seguito il filo di odore fino al suo capo, arrivando nei pressi di City Park: qui la presenza di spiriti della morte, della sofferenza e del dolore ci hanno fatto fermare nella caccia e, dopo una rapida occhiata al lato materiale di quel panorama spirituale, siamo venuti a conoscenza della strage che era stata compiuta nel parco, dalla parte opposta del Guanto.
Per venire a capo del problema, abbiamo cercato il locus piú vicino per sconfinare, presso i Botanical Gardens, verso sud-ovest. Ci siamo recati a piedi nei pressi del vicino City Park, notando la grande presenza della polizia e di molti curiosi. Siamo passati davanti alla folla per vedere cosa stesse accadendo, ed io mi sono lanciato verso la scena del crimine – quattro morti stecchiti – per permettere a Freccia di fare finta di inseguirmi per recuperarmi ed intanto dare uno sguardo all’accaduto. La cosa ha attirato l’attenzione della polizia, come immaginavo, che ci ha controllati ma lasciati andare, dopo aver sfruttato un momento buono per lasciare la zona. Se non altro, quando siamo tornati nei pressi della folla, dove era Corvo, avevamo udito abbastanza: era stata una banda di malfattori, che avevano già saccheggiato la villa di un miliardario - un tale Joseph Fergusson -; rapinato una banca in centro, a Downtown, e fatto la strage a City Park.
Oltre a questo, sono riuscito ad identificare una traccia: si trattava di quella di un’entità di cui ho sentito parlare solo nelle leggende degli Uratha, ma l’odore d’aracnide schifosa era inconfondibile. Si trattava delle Azlu, le Schiere dei Ragni. La pista puntava verso nord-est, verso il Rocky Mountain Arsenal National Wildlife Refuge; l’abbiamo seguita costeggiando la interstatale 70, poi seguendo – verso nord-ovest – la interstatale 270. Man mano che seguivo la traccia, questa si faceva sempre piú flebile, fino a scomparire del tutto, alla fine dell’interstatale 270.
Oramai si era fatto tardi: a giudicare dalla posizione della luna e del sole all’orizzonte, saremo stati tra le 6 e le 7 postmeridiane. Urgeva tornare verso casa, verso Lakewood, per continuare la ricerca: la banda legata in qualche modo alle Azlu aveva colpito nella zona attorno al centro di Denver, per questo sarebbe stato bene cominciare da lí le nostre ricerche. Corvo e Freccia hanno preso la forma di lupo e mi hanno seguito in una marcia forzata verso Lakewood. Arrivati nel centro di Denver, abbiamo ripreso la forma di uomo, sfruttando le ombre di vicolo lugubre; successivamente abbiamo trovato notizie sulla villa saccheggiata dalla banda, dando un occhiata al notiziario della sera, mediante i teleschermi delle vetrine dei negozi. Venuti a sapere della collocazione della villa del miliardario Fergusson, salvatosi nonostante la villa fosse andata a fuoco, nella zona nord-occidentale di Denver chiamata Arvada, presso Boulevard Robert Lee 161b, abbiamo deciso di recarci sul luogo del misfatto per indagare sull’accaduto.
Tornati a casa per prendere la macchina di Corvo, ci siamo spostati ad Arvada. Arrivati, ci siamo subito accorti che la villa era custodita da diverse guardie ed un sistema di riflettori che rendeva particolarmente difficile entrare senza esser visti. Dopo aver parcheggiato, Freccia, da buon Irraka, si è offerto di entrare di soppiatto per vedere come fosse la situazione. Dapprima lo abbiamo aspettato in macchina, poi, vedendo che si stava attardando, ci siamo spostati in prossimità del muro dal quale è entrato, per essere pronti ad agire, in caso di bisogno.
Dopo diversi minuti, Freccia ha chiamato Corvo su quel dispositivo infernale che chiamano cellulare: diceva di aver trovato una cassa di metallo sigillata, con dentro dei resti umani in decomposizione (almeno cosí pareva dall’odore malsano che emetteva); riteneva che sarebbe stato meglio aprirla presso la nostra officina per vedere cosa vi fosse di preciso all’interno. Abbiamo aspettato pazientemente il suo ritorno e, dopo aver udito un suo sommesso richiamo da lupo, ho preso attentamente al volo la cassa che ha lanciato oltre al muro. Emetteva un terribile odore di carne umana putrefatta che disgustava lo stomaco.
Tornati velocemente a casa, abbiamo aperto la cassa, scoprendo al suo interno, davanti agli sguardi restii e disgustati di Corvo e Freccia, una testa umana andata a male e scavata dalle larve di mosche. Oltre a questa, vi era anche un biglietto recitante la curiosa frase: «Ora non vi daranno piú problemi». C’è del marcio a Denver, e non è di certo quella testa.
Abbiamo deciso di fare delle foto alla testa ed al biglietto per fare successivamente delle domande in proposito al miliardario Fergusson, per il resto ci siamo approssimati verso Sloan Lake Park, con una vanga, per dare una degna sepoltura alla testa. Durante la nostra escursione nel parco, ci siamo imbattuti in un gruppo di ragazzotti, sul genere del punk sfigato, che hanno fatto l’errore di offendere la mia natura di nativo e i miei compagni di branco. Dopo averli minacciati senza successo (mio nonno mi avrebbe ammazzato di botte, se mi fossi rivolto a lui nella maniera supponente con la quale si atteggiavano quei mocciosi) siamo stati costretti a dargli una bella lezione a suon di botte. Quei dannati cazzoni erano armati di tutto punto con catene e tirapugni, tanto che ho sentito la Furia Mortale soffiarmi nelle orecchie, ma la mia natura di figlio di Lupo Invernale mi ha impedito di cedere all’onta del fuggitivo e sono rimasto, irriducibile, sul campo di battaglia a fronteggiare il nemico. Uno di quei maledetti avrà un bel da ricordarsi: l’ho lasciato legato con la sua catena ad un albero del parco; chissà se qualcuno l’avrà già recuperato?
Sbarazzatici dei mocciosi, a tarda notte, abbiamo finito di seppellire il capo umano in putrefazione e siamo tornati a casa per riposare, consapevoli che le cose non sarebbero certo volte per il meglio.
Pochi giorni sono passati dal mio oscuro presagio, che già sembra avverarsi tutto ciò che temevo: la gente è piú pressante del solito nelle strade, gli spiriti si sono fatti irrequieti e la barriera spirituale del Guanto, che nel Primo Idioma chiamiamo Zathu, si è fatta piú spessa ed impenetrabile. Le ombre che si gettano nelle strade sono piú lunghe, i nostri nemici piú forti e numerosi; ma è nell’ora piú tarda e scura che i figli di Padre Lupo escono per la caccia.
Sii fiero di me, Skolis-Ur, perché mi sono dimostrato degno di essere tuo figlio.

Storia I, sessione I, 3 punti esperienza a testa