Lupi Mannari: I Rinnegati :: Denver, martedì 1 maggio 2007

Molte lune si sono levate nel cielo e sono tramontate dietro la linea dell’orizzonte da quando la neve sui passi si è sciolta, permettendomi di giungere nella città di Denver sulle mie quattro zampe. Le ali del falco pellegrino si sono spiegate nel cielo, donandogli la forza di scendere dalle montagne alle grandi pianure, portando con sé la bella stagione, ormai inoltrata a Calendimaggio.
La grande città è difficile da sopportare per il mio spirito indomito ed, ogni dì, mi devo confrontare con la stupidità dell’uomo bianco e della sua città, col caos delle sue macchine e con le miriadi di persone che affollano le vie. Rimpiango la mia dolce riserva, i miei bei monti innevati, sui quali correvo gareggiando col falco pellegrino; ma ora persino lui mi ha raggiunto qui in città, abbattuto dai denti aguzzi dei nemici di Madre Luna.
Ho cercato a lungo tracce di Max Roman, ma non ho trovato né lui né altri Uratha assai a lungo. Solo, poco piú di una luna fa, i miei sensi di lupo mi hanno permesso di rintracciare altri due della mia razza: due uomini bianchi. Il primo di essi si chiama Scott “Freccia Tonante” Gray, ed è un Irraka dei Farsil Luhal – i Padroni del Ferro – nel tempo che non dedica al servizio di Madre Luna, svolge l’attività di meccanico, di scommettitore e corridore sulle moto; l’altro si chiama Vincent “Corvo-Occhio-di-Morte” Maryn, ed è un Ithaeur degli Hirfathra Hissu – le Ombre Ossute – la sua attività è quella di studioso e ricercatore di scienze matematiche. Sono due valevoli compagni ed abbiamo fondato un branco, sebbene non abbiamo ancora avuto la possibilità di conquistarci il favore di un totem, come facevano i nostri padri.
Da tempo abbiamo rivendicato come nostro territorio la parte sud occidentale di Denver, che gli umani sogliono chiamare Lakewood. Il locus che abbiamo fatto nostro è una fontana all’interno di Sloan Lake Park, nell’angolo nord occidentale del nostro territorio, molto vicino al centro di Denver. Possiamo efficientemente controllare il territorio ed il locus grazie a quello che è divenuto il nostro rifugio: uno stabile sulla strada di fronte all’ingresso del parco. Si tratta di un edificio che, al di sotto, ospita il garage all’interno del quale Freccia Tonante svolge la sua attività illecita (lui dice che non ha i permessi per fare il meccanico). Sopra c’è un gruppo di appartamenti, dei quali uno è nostro o, meglio, loro. Corvo-Occhio-di-Morte ci tiene una spaziosa biblioteca, ma non di cose che interessano a me: lui stravede solo per materie di scienza e di matematica.
Come dicevo, l’appartamento ed il garage è loro; si sono gentilmente offerti di ospitarmi anche a fronte dei miei continui rifiuti: prima di incontrarli vivevo in forma Urhan, cacciando per la città, come facevo sulle montagne. Questa cosa, però, mi scoccia e penso che cercherò un lavoro per far sí di non pesare troppo su di loro: non si confà ad un Iminir, un Signore delle Tempeste, come me il pesare sugli altri.
Nel frattempo, comincerò a tenere questo diario: la città ha un’aria che non mi piace per niente e Madre Luna, nella sua faccia insanguinata, porta cattivi presagi per i suoi figli. Sebbene ella non mi abbia chiamato al ruolo del Cahalit, sono nel branco colui la cui luna è piú vicina a quella gibbosa. Faccio questo per quelli che verranno, affinché le gesta del Popolo non vadano mai dimenticate.