Lupi Mannari: I Rinnegati :: Colorado, martedì 12 febbraio 2007

Caro nonno,
le mie zampe hanno camminato a lungo, per tutto il Colorado, nella speranza di adempiere al giuramento del nostro lontano antenato Black Wolf. Alla fine, sono riuscito a trovare Mary Chivington: abita in un quartiere periferico di Denver, ha tre figli ed un marito.
Ricordo distintamente i tuoi racconti riguardo l’orrido massacro del Sand Creek: quella notte del 29 novembre 1864 in cui l’esercito unionista sterminò anziani, donne e bambini delle tribù dei Cheyenne e degli Arapaho, mentre i nostri guerrieri erano lontani, sulle piste del bisonte. Ricordo le tue parole riguardo al giuramento di vendetta sulla stirpe del Colonnello John Chivington che fece il nostro antenato Black Wolf, una volta che si vide privato della sua famiglia e dei suoi figli sangue di lupo.
Non ho dimenticato gli insegnamenti che mi impartisti dopo la mia Prima Muta, quando fui costretto a fuggire dalla riserva, dopo il massacro che avevo accidentalmente causato; fuggivo e mi sentivo perduto fino a che tu venisti a cercarmi nei boschi e mi dicesti che ora facevo parte del Popolo, Dineh. Io ho sempre fatto parte del Popolo: questa verità sta scritta nel mio retaggio di Arapaho, questa verità sta scritta nel mio cuore ed è onorata dalla piuma d’aquila che porto tra i capelli: simbolo di giustizia, saggezza e potenza.
Ricordi come me la conquistai, durante il mio rito di iniziazione tribale? Mi dicesti che la nostra famiglia era da sempre stata onorata da molte nascite di lupi mannari e che, per un’antichissima tradizione, la nostra fedeltà doveva andare agli Iminir, i Signori delle Tempeste. Io ricordo come fosse ieri quando mi comandarono di scalare il Long’s Peak, raggiungere il Locus delle Tempeste e di riportare fieramente alle pendici del monte una penna della nobile aquila che dimorava lassù, sottraendogliela dopo essere irrotto nel suo nido. Porto ancora molte ferite per quella impresa, ma ce la feci dove molti altri fallirono: diventai un Iminir, come Black Wolf e tu prima di me.
Come sta la mamma? Ti chiederai perché voglio saperlo. La verità è che ho divagato da quella che era il resoconto della mia missione. Devi sapere che Mary Chivington è l’ultima del retaggio di John Chivington: uccisa lei la nostra vendetta sarà compiuta. Quello che mi chiedo è se, veramente, una volta uccisa lei, potremo ancora definirci Uratha d’onore. Che gloria potrà mai procurarci l’uccisione di una donna e, magari, quella della sua famiglia? Saremmo ancora degni di chiamarci valorosi guerrieri? La verità è che ella non differisce per nulla dalla mamma, i suoi figli non sono diversi da me, né lo erano i figli e le mogli dei Cheyenne e degli Arapaho.
Se noi uccidiamo, se io uccido, Mary Chivington vuole solo dire che nelle nostre vene scorre lo stesso sangue di Chivington. E che dire dei soldati che lo accompagnarono? Loro non meritano la stessa vendetta che noi riserviamo a lui solo? Noi siamo metà uomini e metà lupi, e i lupi non provano vendetta. Gli Arapaho non vogliono vendetta sui visi pallidi, se conquistare questa vendetta vuol dire abbassarsi al livello dei visi pallidi.
Obietterai che, così facendo, mi rendo codardo ed indegno di essere discendente di Black Wolf. Può darsi, ma io non ho mai pronunciato alcun giuramento di vendetta. E tu pensi che quella attuale non sia una vendetta sufficiente per Chivington? La storia e le nostre leggende condannano Chivington e i bastardi che lo seguirono. Nessun Chivington è rimasto fuorché Mary, e nessuno sopravviverà alla sua generazione. Ucciderla non gioverebbe ad altro che ad accomunare solo un po’ di più i figli degli Arapaho a quelli di Mary: entrambi senza madre. Se questo è l’unico genere di rimedio che posso porre, beh, allora preferisco non porre rimedio alcuno.
Quando sui passi sarà sciolta la neve mi recherò a Denver per unirmi ai branchi multitribali di Max Roman.
Non ucciderò Mary Chivington.
Robert “Nube Tempestosa” Blackwolf