Chemosh – Morgion – Hiddukel

Quando il gruppo, salito a bordo della città volante, lascia le rovine infestate di Elmwood...

La figura scheletrica, ammantata nel suo tabarro scuro, si avvicina nei pressi di una torre di bronzo ossidato che sorge su uno sperone roccioso di ossidiana. Attorno all’oscura presenza si avvicinano degli spiriti appestati, urlanti ed immersi in un lancinante dolore, proveniente dal piú profondo delle loro stesse anime. Ad un suo cenno, i loro versi nauseabondi cessano e lasciano spazio solo al funesto rombo di tuono, che accompagna le saette nere che esplodono in cielo.
Al suo ingresso nella struttura, attraverso un fatiscente portale, un urlo di dolore, come di una bestia arcana quanto primeva, scuote l’aere circostante, imponendosi sul tonfo dei fulmini. Poi si fa avanti un individuo dalla testa e dal corpo coperto da una tunica logora di fustagno grigio. Solo i suoi occhi rossi trapassano l’oscurità che incombe sul suo volto occultato. Dalla sua figura emanano fetori disgustosi e nauseabondi, mentre dagli strappi dei suoi stracci prorompono guizzi di sangue coagulato e malsano misti a vermi, incastonati tra le sue carni, che gocciolano per terra ad ogni suo minimo movimento. Dalla sua bocca invisibile esce un lamento malato e flebile che ha comunque la forza di imporsi come un imperativo:
«Vattene, Re dei Lich. Come hai osato mettere piedi sulla mia solitaria dimora? Sei l’unico che abbia mai osato tanto. Vattene ora, e forse avrò pietà di te».
«Calmati, mio prode amico e compagno: non è questo il momento in cui ti è comodo serbarmi rancore. Il Tiranno ti odia per quello che hai fatto ad Elmowood, ed io ti offro una scappatoia alla sua ira. Unisci le tue maledizioni alla mia magia e creeremo un’armata di non morti tale da conquistare tutta Krynn. Faremo questo in onore del Tiranno, cosí che presto avremo anche il suo sostegno in questa lotta: il tuo desiderio di pestilenza sarà assecondato, la vendetta del Tiranno scansata ed il nostro potere crescerà fino ai domini del Caos».
«Le tue parole suonano piú avvelenate di quanto mai non furono quelle dell’Usuraio. Lascia la mia dimora subito ed attendi sul tuo trono d’ossa la mia vendetta per esserti introdotto nel mio dominio».
«Come desideri, o folle Untore. Banchetterò sulle tue vesti, sempre che il Tiranno mi lasci qualche osso», dice, mentre esce dalla torre.
Fuori l’aspetta l’Usuraio. Il Re dei Lich si rivolge a lui in tono interrogativo: «Pensi che accetterà?».
«Aspetta solo che entri e ci parli io, e su questo non ci saranno piú dubbi».
Le due figure esplodono in una risata che suona maleficamente come tre ghigni all’unisono.