Sigmund Whitedemon

Il mio nome è Sigmund Whitedemon e sono un cavaliere. Scordatevi quelli di Solamnia o il grande Huma, non sono un nobile, e non combatto contro il male ma sono un mercenario. Combatto per soldi, terre e titoli, per migliorare le mie abilità in combattimento, in modo da divenire il migliore. Se vi piaccio potete continuare a stare qui, seduti davanti al fuoco, ad ascoltare le mie parole. Se non vi piaccio, state comunque seduti vicino al fuoco, perché non voglio che andiate fuori a ghiacciarvi il posteriore, evitate però di interrompermi o rompere il cazzo. Intesi?
Non chiedetemi quando sono nato, perché è successo su un campo di battaglia e nessuno aveva il tempo di scrivere, fogli su fogli, che il tal giorno era nato Sigmund, figlio di Artemius Whitedemon, figlio di Gregan Whitedemon, figlio di Crispin Whitedemon e così via. Se però siete interessati, dovrei avere una ventina di anni. Così giovane? Penserete voi. Ma chi cazzo lo vuole ascoltare un marmocchio in armatura? Signori, permettetevi di dirvi che non sarò il migliore cavaliere di Krynn ma so come fare il mio lavoro. Volete sapere come ho imparato a farlo? Molto semplicemente, provengo da una famiglia con un’antica tradizione militare. Mio padre era un grande capitano di ventura, un mercenario al soldo di nobili, signori della guerra, imperatori, re, chiunque potesse pagare i suoi servigi. Nel corso della sua carriera, durata cinquant’anni, mio padre ha messo in piedi una compagnia di uomini d’arme, formata da mercenari che provenivano da tutti gli ambienti e strati sociali: nobili caduti in rovina, ex-ufficiali, fuoriusciti, vagabondi. Questo perché il buon caro vecchio Artemius era una persona di buon cuore, dava a tutti una possibilità di dimostrare il proprio valore e le proprie capacità. Entrare a far parte della compagnia era come entrare nella famiglia Whitedemon, tanto è che gli uomini di mio padre, ora di mio fratello Solvei, sono conosciuti con il nome di Whitedemon, cosa che li rende facilmente riconoscibili ed appartenenti ad un determinato gruppo. La mia famiglia è molto numerosa, Artemius ha avuto due mogli, due matrimoni molto prolifici, che hanno generato ben ventuno figli. Tutti, tranne le mie sorelle, siamo diventati uomini d’arme, facendo più o meno lo stesso percorso: sono stato prima nella fanteria, poi al servizio di un cavaliere, Sir Vakanty, che mi insegnò l’arte della cavalleria. Il mio apprendistato non avvenne solamente sotto uomini d’arme o cavalieri, ma venni affidato anche ad un precettore, Dogar. Costui è un nano molto fiero che mi insegnò a leggere, scrivere e far di conto, insieme alle tradizioni naniche, ed altre cose molto utili come l’araldica e le buone maniere. Vedo che ridete, cari ascoltatori, ma sappiate che in realtà non esiste insegnante migliore di un nano, loro conoscono molte cose e per quanto riguarda le buone maniere, riescono a vederle ed insegnarle sotto un diverso punto di vista. Altri insegnamenti mi furono impartiti dai mercenari di mio padre, uomini del popolo, non eruditi e cavalieri. Con loro avevo un bellissimo rapporto, erano per me una seconda famiglia, quando non ero con il mio precettore correvo da loro per imparare tutto ciò che avevano da insegnarmi. Loro, fortunatamente, non mi guardavano come il figlio del capitano, anche se, all’inizio, mi consideravano un marmocchio inutile e raccomandato, col tempo ho imparato a farmi rispettare, stando con loro e combattendo con loro. Tutti dicevano che ero diverso dagli altri miei fratelli, che in certi casi si dimostravano altezzosi e autoritari. Gli uomini sostenevano che ero uguale a mio nonno Gregan, famoso per la sua umiltà e cameratismo con i suoi sottoposti, quindi incominciarono a chiamarmi Gregan. Per il resto della mia, ancor breve, carriera, ho continuato a combattere nella compagnia, finche mio padre non morì, a seguito di una ferita in battaglia. Come eredità mi lasciò lo stendardo appartenuto a mio nonno, raffigurante un demone bianco in campo nero. Mia madre, leggendo il testamento arrivò alla parte che coinvolgeva tutti noi, una promessa che nostro padre voleva che mantenessimo. Almeno uno di noi doveva diventare un nobile, e fare diventare i Whitedemon un grande casato. Almeno uno di noi, doveva riuscirci. Presi sul serio questa promessa e quando la compagnia passò sotto il comando di mio fratello Solvei, io decisi che, per aumentare le possibilità di mantenere la promessa, dovevo lasciare la compagnia, per girare il mondo alla ricerca di una possibilità. Quindi eccomi qua, in questa taverna, a ripararmi dal freddo come tutti voi, in attesa che qualcuno mi assoldi per spaccare qualche testa. Ditemi, vi piaccio ancora?