Chemosh – Hiddukel

Dopo la partenza da Kyre...

Sotto al cielo scuro, rombante di tuoni, si erge la figura scheletrica, mentre sta poggiando una mano su un monolito alto fino al cielo, come per accarezzarlo. Dentro al cristallo si intravede una figura umanoide.
Una rapida folata di vento porta con sé la figura dalle vesti rosse e avorio, che reca la maschera dalla faccia doppia.
«Ebbene, cosa dovevi mostrarmi?»
«Guarda, guarda: c’è poco spazio per le parole».
La figura dalla faccia mascherata si avvicina al monolito di cristallo e osserva con attenzione la figura intrappolata all’interno. Poi soggiunge:
«Che cosa crudelmente disgustosa. Mi piace per questo. Credo che piacerà anche al Tiranno, è il simbolo della sua più grande vendetta».
«Non ci metterei la mano sul fuoco: l’amore e l’odio si toccano, specie negli individui capricciosi come il Tiranno. Peccato che, in questo caso, non potrà fare altrimenti».
«Quando pensi potremo cominciare col nostro piano?»
«Anche adesso».
La figura scheletrica tocca con la mano, impregnata di energia nera, il blocco trasparente; subito, dalla terra, scaturiscono nere scintille che si propagano per tutta la superficie liscia, divenendo fulmini, fino a focalizzarsi nella punta sulla sommità del monolito, in una colonna di luce nera, dal potere nefasto. Attraverso il cristallo, scorrono venti malvagi che torturano nel dolore la figura custodita all’interno. Nella sinfonia di sottofondo, sul ronzio si ergono solo tre voci che sghignazzano ed una solitaria, debole e affogata nei lamenti del proprio dolore.